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Inter Partizan "L'Editoriale"
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AVERE GUAI PER COLPA DEL DESTINO NON È LA STESSA COSA CHE AVERNE PER COLPA PROPRIA

 

Il campionato è il tormento, l’Europa è l’angoscia. E’ quello che si stanno ripetendo da un po’ di tempo Milan e Inter. Il Naviglio vomita acqua torbida, come l’inquietudine che trasuda nelle tasche di chi trema. La Milano rossonera cerca la fiducia nella spazzatura, freme nell’idea di avere lo scalpo di Allegri, mentre quella nerazzurra nutre la speranza del suo presidente: vincere lo scudetto. Poi c’è l’Europa, dove gli scalini sono diversi. La Juventus, intanto, continua a vincere e il Milan a perdere e tutto diventa più complicato. Rimane l’Inter che a passi di leopardo rimane in linea di galleggiamento, ma l’impressione è che la marcia della squadra bianconera sia inarrestabile. Il campionato è lungo, estenuante, solo chi crede veramente nelle proprie forze, alla fine, ce la farà. Una stagione è piena d’insidie e poi c’è l’Europa. La Champions League è “La manifestazione dei dettagli”, sosteneva Mourinho col suo italiano incerto, ma efficace, al suo primo giorno da allenatore interista. E’ così. L’anno scorso lo abbiamo visto tutti. Il Chelsea non era più forte di Barcellona e Bayern, ma alla fine ha alzato la Coppa dalle grandi orecchie. Il calcio è questo, è il dettaglio che fa la differenza. Un episodio può bastare per vincere una Champions? Sicuramente no, ma ne servono molti meno rispetto al campionato in cui succede un po’ di tutto. L’anno scorso, il gol di Muntari, netto come la luce del giorno, fu annullato. Fosse stato convalidato, la Juventus avrebbe incassato la prima sconfitta e sarebbe scivolata a -5 in classifica, proprio dai rossoneri. Certo sul 2-0 i bianconeri avrebbero potuto ribaltare il risultato, chi lo sa? Siamo nel campo delle ipotesi, ma è giusto che nel corollario delle probabilità, vi sia spazio anche per i se e i ma… sono il sale delle discussioni. Quanti campionati abbiamo visto con errori arbitrali che hanno fatto epoca. In un Milan-Juventus del 1972-73, finito 2-2, l’arbitro Rosario Lo Bello confessò alla Domenica Sportiva che Morini effettivamente aveva commesso un fallo da rigore su Bigon, ma che valutò erroneamente il contatto. Possiamo parlare del gol annullato di Chiarugi con la Lazio nel 1973-74, gara poi vinta dai biancocelesti con un gol di Re Cecconi al 90’, del gol  di Turone alla mezz’ora del secondo tempo, in Juventus-Roma del 10 maggio del 1981, annullato dalla giacchetta nera Paolo Bergamo per un fuorigioco inesistente. Quella partita terminò 0-0 e due settimane più tardi i bianconeri si laurearono campioni d’Italia. Non dimentichiamo che al momento di quella sfida, i giallorossi avevano un solo punto di distacco dai bianconeri. Ho citato alcuni episodi che in qualche modo hanno permesso di vincere o perdere alcuni scudetti. Stiamo parlando di un calcio che non c’è più, quello delle 16 squadre in Serie A, dei due punti per vittoria. Si può parlare di sfortuna, di destino. Qualcuno parlava addirittura di complotti. La Juventus di Trapattoni appariva imbattibile e la più ‘potente’. Anche allora il ricettacolo dei sospetti erano i torti arbitrali. Niente può essere sempre indissolubilmente legato al destino. Alla fine tutto torna. Condivido appieno il pensiero di Orazio, poeta dell’antichità romana, che la pensava così: “Avere guai per colpa del destino non è la stessa cosa che averne per colpa propria”.


 

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