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Inter Partizan "Amarcord"
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di Severa Bisceglia

 Anche l’Europa League ha il suo “Amarcord”. Un bambino che aiuta la mamma nella vendita dell’akara  (torta di fagioli) nel mercato di Port Harcourt e che ha la responsabilità di portare a casa il cibo per l’intera famiglia andando a pesca. Ne ha fatta di strada il nigeriano Taribo West con le treccine multicolore. Arriva nell’Inter il 1997 e fino al 1999 segna due gol in 65 presenze. Il suo stile di gioco era rude e pesante, come il suo passato, commetteva tanti falli, il più noto: l’entrata a forbice ai danni di Andrej Kančel'skis, che ha rischiato di chiudere la carriera in anticipo, in Inter Fiorentina del campionato 97-98. L’anno successivo passa al Milan per una sola stagione e giocando solo 4 partite. Dal 2002 al 2004 gioca nel Partizan. Lasciata l’attività agonistica si autoproclama “pastore pentecostale” fondando alla periferia di Milano la chiesa Shelter in the Storm, in italiano Rifugio nella tempesta. West è molto impegnato nel sociale. Ha fondato la Taribo West Foudation per aiutare i bambini nigeriani disadattati e con George Weah ha aperto una scuola di calcio. Alcune note che lo riguardano: mentre gioca con l’Inter si rivolge a Marcello Lippi dicendo “Dio ha detto che devo giocare” l’allenatore gli risponde “Strano… a me non ha detto niente”. Javier Zanetti ha dichiarato che una sera, invitato a cena da Taribo, è riuscito a mettersi a tavola solo dopo ore di preghiere. Sua moglie Atinuke lo denunciò per violenze fisiche e verbali e per il matrimonio non consumato. Lothar Herbert Matthäus, oggi noto più per la sua vita privata burrascosa, quattro matrimoni e altrettanti divorzi. Il campione tedesco, di origine ebraica grazie alla nonna paterna, arriva nell’Inter del presidente Ernesto Pellegrini per 5,6 miliardi di lire nel 1988 e vi resta fino al 1992 segnando 40 reti in 115 presenze. Di ruolo centrocampista o difensore. È stato un buon regista di centro campo dotato di grande forza fisica e buona velocità. L’ottima tecnica e un tiro preciso e potente gli hanno consentito di andare spesso in gol su calci piazzati e rigori. Con l’Inter vince lo scudetto dei record, 1989, con 58 punti in 34 partite, record imbattuto per i campionati italiani a 18 squadre e 2 punti per la vittoria. E’ suo il gol vittoria contro il Napoli, 2-1 e lo stesso anno vince in nerazzurro anche la Supercoppa italiana. L’anno successivo risulterà ancora decisiva la sua doppietta contro la Roma che porterà nella bacheca dell’Inter la prima Coppa Uefa. Nel proprio palmarès manca solo la Champions League, sfiorata nel penultimo anno di carriera con il Bayern Monaco contro il Manchester United. Una finale che gli ha lasciato molto amaro in bocca. Il Manchester segna negli ultimi minuti e subito dopo la sua sostituzione. Grande rammarico per aver perso due finali e la beffa arriva l’anno successivo alla sua partenza per gli Stati Uniti, il Bayern vince la finale a San Siro contro il Valencia. Negli ultimi anni della carriera, essendo considerato troppo lento per giocare in mediana, viene spostato in posizione di libero, ruolo nel quale ha saputo adattarsi continuando a mantenere alto il rendimento. Il campionato 2002-2003 allena il Partizan. Di lui Diego Armando Maradona ha detto: “Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo”.


 

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