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Teatro n 39
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LA VITA NON E’ SOLO BALLO…  RAGAZZI, NON ACCONTENTATEVI

MINISTRO FORNERO, I RAGAZZI FANNO GRANDI SOGNI

 

Stage Italia, ancora una volta, ha colto nel segno. Pur non essendo “La Febbre del Sabato Sera”  un titolo accattivante come i precedenti, ha centrato l'obiettivo anche in questa stagione.  Pubblico in piedi alla fine di ogni esibizione, per uno spettacolo che è un concentrato di energia e colori, di scenografie e di luci che abbagliano il pubblico. Protagonista assoluto, il ballo. 31 interpreti, di preparazione fortemente tersicorea, per un musical con ritmi incalzanti, rapidi cambi di scena che si susseguono su immagini di personaggi in ‘effetto Freez’, che forse fanno perdere un po' di intensità psicologica, ma La Febbre ha più che altro lo scopo di divertire. Il messaggio però passa lo stesso: la vita non è solo ballo, per cui, giovani, sognate in grande, non accontentatevi, come si cerca di spingere oggi nella realtà politica italiana. D'altronde, ministro Fornero, i ragazzi fanno grandi sogni. Meravigliosi, quindi, i quadri di danza, soprattutto quando gli interpreti si muovono in gruppo come un sol uomo, adrenalina pura per un “corpo di ballo” che avanza convinto e convincente verso la platea (coreografie di Chris Baldock); ottimo lavoro della regista Carline Browne, affiancata da Chiara Noschese; costumi, in primis la zampa di elefante, azzeccatissimi, con abiti femminili che potrebbero essere di moda anche oggi...d'altronde, sono vintage. Le canzoni, di cui alcune sono volutamente lasciate in inglese, sono state tradotte al meglio dall'ormai rodato ed esperto Franco Travaglio.  Luci ricchissime, scenografia pomposa, con carrucole e sali e scendi a metà tra vecchi ascensori e saracinesche di periferia, a cui si alternano gli interni stroboscopici del 2001 Odissey,  in cui non mancano l'”astronave” che scende sul palco e la classica palla di specchi. Sui protagonisti, spiccano i “meno giovani”, due “vecchie glorie” del musical italiano (e non), Filippo Strocchi – Dj Monti, con un look esagerato, come il suo personaggio, a metà tra Tomas Milian e un Abatantuono degli esordi, e Massimiliano Pironti (Bobby C), forse una delle voci migliori in scena, su un cast formato più di ballerini, che delizia il pubblico con un tragico assolo. Brave le nuove leve, Marina Maniglio (Stephanie Mangano), Laura Panzeri (Annette), ma soprattutto una menzione speciale merita il fulcro catalizzatore, Tony Manero, alias Gabrio Gentilini, una macchina da guerra, forse ancora un po' acerbo nel canto, più sicuro nella verve comica e nella mimica, che ha voluto fortemente il ruolo e lo rende con delle movenze coreografiche decise e senza sbavature. Ciliegina sulla torta, la classica (per Stage) orchestra dal vivo, diretta ancora una volta da Simone Manfredini. Voi 40enni nostalgici delle serate in discoteca, ma anche voi giovanissimi, per vedere come si divertivano i padri (non tutti) e per provare a sognare ancora.

Al Teatro Nazionale fino al 27 gennaio.


 

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