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Milan Malaga "L'Editoriale" n 41
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Mille amori, una sola passione

La squadra di calcio è una fede. In questo momento i milanisti ne hanno bisogno

di Beppe Vigani

 Quand'io son tutto vòlto in quella parte


ove 'l bel viso di madonna luce,


e m'è rimasa nel pensier la luce


che m'arde e strugge dentro a parte a parte,


i', che temo del cor che mi si parte


e veggio presso il fin de la mia luce,


vammene in guisa d'orbo, senza luce,


che non sa ove si vada e pur si parte.


Così davanti a i colpi de la morte


fuggo; ma non sì ratto che 'l desio


meco non venga, come venir sole.

 

Sono i versi di Francesco Petrarca dedicati a Laura, la sua amata, citata nel Canzoniere. Questa poesia, nella raccolta del celebre scrittore aretino, richiama una bellezza svanita, di una donna, forse, mai amata abbastanza. In sostanza questa donna diventa per il poeta una sorta di tarlo, un senso di colpa che nasce dalla sua incapacità di entrare in relazione con il mondo e, spesso, anche con se stesso. Perdonatemi questa sorta di panegirico per rendervi partecipe dell’inquietudine che sta attanagliando il mio stato d’animo. Chi non è mai stato innamorato di una donna? O di un uomo? A molti sarà capitato di averne fatto una malattia o una ragione di vita, ma alla fine di una specie di sortilegio. Un cordone ombelicale difficile da staccare. Avrei potuto citare Beatrice di Dante, Fiammetta di Boccaccio, Silvia di Leopardi. E’ Laura, invece, che mi ha rapito, per quella sua sofferenza e irrequietezza, nonostante il suo incedere elegante, i suoi lineamenti dolcissimi. Esattamente come il tifoso che intravede nella propria squadra, una figura elegante, bella, affascinante, ma che regala momenti d’indecifrabile follia. Nei versi di Boccaccio s’intravede una donna cui la bellezza non si vede più, svanita, che ormai è un solo ricordo, sbiadito nel tempo. Queste parole mi rimandano ai colori del Milan, che sembrano sempre più scoloriti. C’era una volta Laura, c’era una volta il Milan. Sembra un paragone irriverente, ma non molto distante. Non è vero che la squadra del cuore è come se fosse l’amata di ognuno di noi? Chi la tradirebbe mai? E’ vero che in questo momento la maglia rossonera sembra intrisa di dolore, di dispiacere? Laura, purtroppo, non c’è più, il Petrarca la reclama, ne piange la sua morte. Vale lo stesso per tutti i tifosi che hanno visto la propria squadra soccombere pesantemente. Ora però è tempo di guardare più in là: non bisogna dimenticare Laura. La propria amata si ama fino in fondo; per questo che c’è sofferenza. La passione che travolge il tifoso è inesauribile, non crollerà mai. Laura deve essere per sempre. Le squadre di calcio sono un amore duraturo, universale, che regalano gioie e dolori, che solo la fede può reggere al loro urto. La passione bisogna alimentarla, però, con devozione, coraggio e tanto sacrificio. Perché gli amori possono essere mille, ma la passione è una sola.


 

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