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Il veleno di Torino toglie “spensieratezza”

Stramaccioni è alla ricerca degli equilibri necessari a lasciarsi alle spalle le polemiche settimanali

 

 

Ci sono moltissimi tipi di veleno al mondo: naturali, ibridi, sintetici. Ci sono veleni che uccidono all’istante, altri che paralizzano con il passare dei minuti; ci sono, infine, tossine silenziose che lavorano sottotraccia, si insinuano fra le carenze dell’apparato, inibendo dall’interno le sicurezze dell’intero sistema. La vittoria a Torino sulla Juventus, paradossalmente, ha iniettato nella struttura dell’Inter di Stramaccioni proprio quest’ultimo tipo di veleno. Prima gli infortuni di Ranocchia e Samuel, poi il tour de force riservato al decimato reparto di centrocampo e, infine, le infinite polemiche arbitrali che hanno annientato la tanto celebre “spensieratezza” che è stata la forza più importante nelle decisioni del tecnico romano.

Fortunatamente, al di là del risultato finale, l’Inter ha già somministrato (a Kazan) la prima dose di antidoto a questa forma di veleno bastarda perché, come piace ribadire alle alte cariche della fazione del “No-Comment”, è quasi sempre il campo a fornire l’ultimo e inesorabile responso. E allora ben venga il campo da gioco anche se ci sarebbe da chiedersi chi, nella serata di giovedì, ha pensato realmente che la testa dei nerazzurri fosse concentrata al 100% sul match europeo. Il campionato è ufficialmente il primo obiettivo di questa Inter e l’alone del match di Parma, c’è da scommetterci, è sempre stato ben presente nella testa dei ragazzi nerazzurri. Volenti o nolenti, infatti, la truppa interista dovrà dimostrare sul campo del Tardini che le vibranti polemiche scatenatesi ad inizio settimana non hanno condizionando l’ambiente e, soprattutto, non stanno alterando il rendimento della squadra. Lasciate forzatamente alle spalle le scorie silenziose del match contro il Cagliari, che portano in dote la mannaia del giudice sportivo arrivata pesante in settimana (2 giornate di squalifica per Antonio Cassano e 1 turno di stop ad Andrea Stramaccioni), l’Inter si appresta quindi a vivere l’ennesima giornata in totale apnea e distacco dal mondo esterno.

Tranquillità, low profile, serenità ed equilibrio sono state le armi vincenti di questa squadra nella rincorsa culminata con la vittoria allo Juventus Stadium. Poi l’eco mediatico della vittoria, gli infortuni e le scelte obbligate del mister hanno rotto l’incantesimo che stava avvolgendo i campi di Appiano Gentile. La classe arbitrale, inevitabilmente, ci ha messo del suo ma, al netto degli errori più clamorosi, sarebbe da incoscienti non considerare le problematiche che hanno afflitto l’Inter nei due incontri di Bergamo contro l’Atalanta e San Siro contro il Cagliari. Pur avendo trovato un Palacio in forma straordinaria, infatti, la forma fisica dei centrocampisti della beneamata appare in calo. Cambiasso e Gargano sono costretti ad un tour de force che li sta privando, lentamente, dei minuti di riposo necessari al mantenimento di una condizione apparsa eccelsa fino a un paio di settimane fa. Samuel e Ranocchia, tornati in tutta fretta dai rispettivi infortuni, non garantiscono ancora la solidità costruita di partita in partita prima dell’1-3 di Torino e se a tutto questo aggiungiamo l’incapacità cronica di Diego Milito a realizzare gol facili nei mesi autunnali, il quadro della rosa a disposizione di Stramaccioni è tutt’altro che sereno. Il tecnico romano sarà costretto, a causa della squalifica di Cassano, ad un repentino cambio di modulo allargando la consistenza del centrocampo a discapito di una minor fantasia a disposizione del reparto avanzato. La probabilità di recuperare pedine importanti dall’infermeria nerazzurra è tutt’altro che elevata anche se Guarin e Sneijder scalpitano e stringono i denti per accorciare il più possibile i tempi di recupero. In questa particolare situazione, ancora una volta Parma e i colori gialloblù si presentano, per Andrea Stramaccioni, come un banco di prova importante, l’ennesima prova del nove richiesta alle ideologie del tecnico romano. Il 2 maggio dello scorso anno, infatti, dopo il 3-1 finale (gentilmente concesso da Lucimar Ferreira da Silva in arte Lucio) l’Inter di Stramaccioni rimediò il primo KO della nuova gestione, che costrinse il tecnico ad abdicare nella strepitosa rincorsa alla zona Champions League.


 

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