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Inter Palermo "Editoriale" n 45
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Si volta pagina

di Beppe Vigani  Le stimmate sono per i predestinati, come chi ha talento. Nessuno regala qualcosa a qualcuno, semmai è prestato. In questi ultimi giorni si è assistito al secondo round tra Juventus e Inter. Massimo Moratti, all’ennesimo torto subito, ha ricordato Calciopoli. Il patron dell’Inter non ricorda che contro Chievo, Genoa e Milan la sua Inter ha avuto la sorte a favore. Il calcio quello che dà alla fine toglie. Andrea Agnelli ha replicato alle invettive del presidente del club nerazzurro facendo notare che le uniche squadre che hanno vinto cinque scudetti consecutivi sono ‘solo’ Juventus e Torino, dimenticando l’Inter, che ha avuto lo stesso numero di titoli in serie dei due club della Mole Antonelliana. La sfida tra le due società è proseguita qualche giorno dopo, quando Antonio Conte ha voluto rispondere ad Antonio Cassano, il quale ha rivelato che, qualche tempo prima, aveva rifiutato il passaggio al club bianconero, perché là ci sono soldatini. Il tecnico dei campioni d’Italia (squalificato fino all’8 dicembre) ha risposto, rimarcando la vita poco professionale del talento di Bari Vecchia. Le sciabolate dei due club stanno tenendo banco sui giornali, ma è una battaglia di frustrazione e mentalità stantia, roba da malati come nei libri di Louis Ferdinand Céline, scrittore francese del XX secolo, in cui gli anziani si menano vanto di avere più malattie. I giornali devono inventarsi qualcosa per reggere il confronto con internet. Leggere le notizie il giorno dopo, non va più di moda. E allora bisogna cavalcare le polemiche, entrare nelle loro sfere più intime, quasi ostentando becerume e chissà quale forma di nichilismo, che poi tutto diventano bolle di sapone. Intanto il calcio va in cantina. Facciamo finta di niente. Nessuno parla dell’Italia che in Champions League è a un passo della doppia qualificazione, di tre squadre che passano ai sedicesimi di Europa League. Un bel passo, di quelli che conciliano alle ultime stagioni (dopo il trionfo dell’Inter in Champions) figure meschine. Si potrebbe parlare per ore intere dei ragazzi nostrani, che Cesare Prandelli sta coltivando con la maglia azzurra, poiché le nostre società spesso nicchiano. Andrea Stramaccioni ha provato in Europa League a dare fiducia a un nugolo di giovanotti, senza molti risultati. Belec, Romanò, Benassi, Livaya e Donkor, senza dimenticare Coutinho e Juan Jesus, già titolari in prima squadra. Non una bella figura, ma è il pane duro che fa crescere. Le nudità sono pericolose, ma servono per migliorare e maturare: non si deve sempre far bella figura per capire i progressi. Il coraggio, la mentalità, il carattere sono tutti requisiti che passano attraverso l’esperienza. I risultati positivi aiutano a credere al lavoro, quelli negativi a ingrossarne la scorza. Il Milan ha scoperto El Shaarawy, prelevato dal Padova la stagione passata, ma sta perdendo Pato. I giovani sono sempre un rebus, per questo non bisogna gridare al campione quando iniziano bene e al bidone se all’inizio toppano. Vi ricordate Santon? Era un fenomeno a detta di Mourinho, poi il lento declino. E’ un ’91 eppure per molti è diventato un ‘pacco’. Questa è la mentalità che deve cambiare. Credere ai ragazzi è il tema che tutti devono sviluppare. Solo così si va avanti. I milioni servono per gli stadi. Ma questa è un’altra storia.


 

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