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Inter-Neftçi "l'intervista" n 47
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Casotti: Snobbare l’Europa League non è più un’usanza tipicamente italiana.

Inter, Napoli e Lazio sono da finale. Attenzione agli accoppiamenti con le inglesi e le ucraine.

di Emanuele Tramacere  Con un’Europa League sempre più in secondo piano rispetto alla “madre-Champions”, tanto da scatenare dibattiti importanti all’interno del salone del potere presieduto da Michel Platini, sta per giungere alla conclusione la fase a girone di questa tanto trascurata competizione. Con Federico Casotti, celebre voce di Sportitalia per il campionato portoghese ed olandese prima, francese poi, ma soprattutto grande esperto di calcio estero, proviamo a fare il punto su ciò che questa competizione ha regalato in questo vivace inizio di stagione.

Con quest’ultima sessione si definisce il quadro delle qualificate ai sedicesimi di finale dell’Europa League. Quali sono i verdetti che più hanno stupito e che hanno stravolto i pronostici di inizio stagione?

Posto che il discorso “ripescate” provenienti dalla Champions aprirà ragionamenti importanti, devo dire che ciò che mi ha stupito è la tendenza generale di alcuni paesi con una tradizione europea importante a “chiamarsi fuori” da questa competizione. Non è solo, quindi una tendenza tutta italiana perché le squadre olandesi, portoghese e, se vogliamo anche spagnole con un pedigree importanti hanno deliberatamente snobbato questa coppa.

L’Inter sarà inserita in seconda fascia pescando di fatto le terze classificate dei gironi di Champions. Quali potrebbero essere i pericoli più importanti?

Bisogna sempre considerare chi “retrocederà” dalla Champions. In generale le squadre Ucraine e Russe possono creare problemi importanti. Tradizionalmente sono squadre spinose da affrontare soprattutto nel periodo freddo dell’anno. Poi ci sono Chelsea e Manchester City che, nel caso in cui si qualificassero al terzo posto in Champions, rappresenterebbero il pericolo più grande. L’Inter ha la possibilità di fare bene a prescindere dal sorteggio, certo è che serviranno stimoli diversi.

Rapportati all’Inter vista in campionato, quali sono stati i lati positivi e negativi della prima esperienza europea di Andrea Stramaccioni?

Ci sono sicuramente lati positivi, anche se, soprattutto nei preliminari, qualche errore di “gioventù” mi aveva lasciato un po’ perplesso. Per quello che riguarda il girone, era sicuramente alla portata, ma Stramaccioni è stato bravo e fortunato nell’indirizzarlo fin da subito verso un cammino in discesa che gli ha permesso, a tratti, di poter schierare le cosiddette seconde linee. E’ chiaro, però, che se l’Inter vorrà andare avanti in questa coppa dovrà cambiare registro perché il margine di errore si ridurrà notevolmente.

Guardando il cammino del Braga in Champions quanti rimpianti ci sono per l’Udinese?

I rimpianti sono parecchi, perché il Braga è capitato, tra l’altro, in un girone alla portata giocando molto bene anche contro il Manchester United. Sicuramente, guardando indietro, nella doppia sfida c’è stata molta ingenuità. Il riferimento, nel particolare, non è solo per l’errore di Maicosuel, bensì per la gestione, forse con un po’ troppa superficialità, dell’intero incontro.

La proposta di Platini di allargare a 64 squadre la Champions League eliminerebbe di fatto la seconda competizione europea per club. Una soluzione che va incontro alle nazioni “deboli” o una scelta logica dal punto di vista commerciale? Come valuti il nuovo progetto?

Bisogna vedere se prevale la parte affaristica o commerciale. Una Champions a 64 squadre porterebbe sicuramente maggiori introiti, tuttavia sarei favorevole a questa nuova proposta solo nel caso in cui nel medio periodo venisse garantita, da una seria ridistribuzione del “potere economico”, la capacità di ampliare il numero di squadre candidabili al titolo. La certezza è una sola: la formula dell’Europa League va sicuramente rivista per l’eccessiva differenza di interessi con la Champions League.

Hai una squadra rivelazione e una che invece ti ha deluso in questa fase a gironi?

L’Anzhi è una squadra che, pur avendo una tradizione europea praticamente nulla, si sta imponendo anche grazie ai grandi acquisti fatti nelle candidate alla vittoria finale. Sporting Lisbona e Athletic Bilbao, invece mi hanno deluso anche perché, negli ultimi due anni le spagnole e le portoghesi hanno dettato legge in questa competizione toccando vette impensabili fino a pochi anni fa.

C’è un giocatore che ti ha impressionato di più, magari già pronto per il salto nel calcio che conta di più?

Raul Bobadilla, attaccante classe ’87 dello Young Boys, mi ha colpito particolarmente perché, secondo me, è entrato nel pieno spirito di questa competizione. Negli ultimi anni si era persa la concezione dello sfruttare l’ex coppa Uefa per mettersi in mostra e lui ha sfruttato le partite, soprattutto contro Liverpool e Udinese per guadagnarsi la ribalta e farsi notare da squadre che militano in campionati più performanti di quello svizzero.

Chi vincerà l’Europa League?

Sinceramente credo sia l’anno buono per tornare a vedere un’italiana sul tetto d’Europa. Se dovessi scegliere una finale perfetta vedrei bene Inter e Napoli, ma non dimentichiamoci della Lazio che sta facendo un ottimo percorso e ha tutte le carte in regola per arrivare in fondo alla competizione.


 

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