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Milan Pescara "l'intervista" Ilario Castagner
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Castagner: Troppa differenza tra Milan e Pescara

A Pescara si paga il dopo Zeman come io pagai il post Galeone. Più coraggio con i giovani come fu per Baresi e Tassotti

 

La storia del Perugia Calcio ha impresso indelebilmente il nome di un attaccante (prima) e di un allenatore (poi) che hanno reso grande una squadra dalle ambizioni, fino a quel momento tutt’altro che velleitarie. Per le imprese del suo “Perugia dei miracoli”, Ilario Castagner è ricordato come uno dei migliori allenatori di quel periodo arrivando a conquistare l’ambito premio del Seminatore d’oro (l’antico precursore della ormai celebre Panchina d’oro). Una vita intera dedicata allo sport: da bomber di periferia (esplose nel Perugia nell’allora serie C) ad allenatore dei grandi club milanesi ad inizio anni 80 (Milan dal 1982 al 1984 e Inter nella stagione 1984-85), passando per la bollente esperienza da allenatore nel Pescara post-Galeone fino alla ormai definitiva consacrazione come commentatore televisivo nelle reti Mediaset al fianco, spesso e volentieri, di Sandro Piccinini.

Lei è stato un ex allenatore sia del Milan che del Pescara. Come vive questo incontro e come crede sia indirizzata la partita?

Sono passati tanti anni da quando allenavo il Milan e di quell’ambiente ho un ricordo molto bello e positivo. Purtroppo non posso dire lo stesso di Pescara in cui credo che loro non abbiano un buon ricordo di quell’esperienza tanto quanto non ce l’ho io. La sfida, perlomeno sulla carta, non dovrebbe presentare grosse sorprese. La differenza fra le due formazioni è evidente sia a livello tecnico che, probabilmente anche a livello motivazionale.

Il Milan ha ritrovato, tra l’altro risultati e fiducia nei propri mezzi. A cosa può essere dovuto questo rendimento altalenante da inizio stagione?

Il problema, che tra l’altro traspare anche in queste ultime partite, è che il Milan sia una squadra senza equilibrio difensivo. Il Milan attuale, rispetto alla squadra di inizio stagione, ha trovato una quadratura migliore e, soprattutto, a una presa di convinzione nei propri mezzi che all’inizio mancava. Non so se sia stata la permanenza di Allegri o la presenza costante di Berlusconi, certo è che la visita del presidente ha contribuito a dare la scossa a questa squadra.

Il periodo positivo del Milan però sembra essere iniziato anche con il rientro in campo di Robinho, per cui, tuttavia, suonano costantemente le sirene brasiliane…

Credo che Robinho sia un giocatore che fa molto comodo al Milan. Se non dovessero arrivare ulteriori problemi fisici è un giocatore che aggiunge qualità a questa squadra. Se dovesse andare via credo che la società dovrebbe attrezzarsi con un sostituto all’altezza perché, soprattutto in Champions, i giocatori come lui sono fondamentali e attualmente in rosa non sono molti.

Venendo al Pescara, dall’esterno e guardando al suo passato come giudica il cambio Stroppa-Bergodi alla guida dei delfini?

E’ una situazione molto simile a quella che ho vissuto io a Pescara. Il dopo-Zeman, così come il dopo-Galeone ai miei tempi, non sono facili da gestire. La gente si affeziona ad un tipo di gioco e di risultati e, quando questi non arrivano, iniziano i primi mugugni. Il fatto è che in questo modo non si permette all’allenatore di lavorare serenamente e Stroppa ha provato sulla sua pelle lo scotto di queste vicende. Ora Bergodi ha un piccolo vantaggio che, secondo me, lo porterà facilmente a fine campionato: è un ex giocatore del Pescara e questo lo aiuterà nel rapporto con la piazza e con l’ambiente societario.

Cosa serve al Pescara per salvarsi a fine campionato?

La lotta sarà durissima e al Pescara servono soprattutto tanti punti in classifica e poco margine di errore. Sul mercato invernale penso che servano almeno 3 o 4 innesti di esperienza per compattare e cementificare un gruppo fin troppo giovane e non abituato a lottare per l’obiettivo della salvezza.

Tornando al Milan, è stato siglato in settimana l’accordo con il club cinese del Guanzhou. Come giudica l’apertura all’Oriente? Possiamo considerarlo un indizio del disimpegno economico di Berlusconi?

In realtà questi discorsi sono molto più complicati e distanti dai tifosi di quanto si voglia far credere. Le società cercano queste partnership perché vogliono creare guadagno e profitto. Sicuramente il Milan ha il vantaggio di inserirsi in un mercato particolare come quello cinese e potrebbe anche, in futuro, usufruire di investimenti all’interno della società. Ma al tifoso tutto questo non importa, ciò che più conta, invece è la capacità che il club può difendere per mantenersi ai vertici.

Con lei hanno trovato l’esordio nel Milan campioni come Baresi e Tassotti. In Italia il “problema giovani” nelle grandi squadra si sta risolvendo più per necessità che per virtù. Cosa ne pensa di El Shaarawy e De Sciglio?

In realtà credo che sia una mentalità momentanea che è coincisa con l’approdo, in Italia di numerosi campioni. Negli anni ‘80 non c’era questa propensione verso l’estero ed era molto più semplice lanciare giovani calciatori uscenti dal settore giovanile. Inter e Milan sono maestre sotto questo aspetto per la storia passata che ricoprono. El Shaarawy e De Sciglio ne sono l’esempio lampante della necessità di trovare il coraggio di lanciare i giovani in prima squadra e, soprattutto dargli fiducia con la costanza in campo.

Chi deciderà l’incontro?

Dopo quanto detto, ovviamente El Shaarawy sarà, per me il fattore aggiunto in questa partita come in tante delle altre già giocate.


 

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