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Inter Genoa Scanziani "L'intervista"
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Scanziani: “L’Inter deve temere solo se stessa”

L’ex centrocampista avvisa Stramaccioni delle difficoltà

di Emanuele Tramacere

 Percorrendo l’almanacco del mondo del calcio all’indietro con la memoria saranno numerosissimi i nomi di grandi attaccanti, fenomenali stopper ed incredibili portieri che ci torneranno alla mente eppure alle spalle di questi calciatori, a formare l’asse portate delle squadre degli anni ’70 – ’80 c’erano sempre fantasiose mezzali, molto dotate fisicamente, in grado di supportare il gioco di questi “fenomeni”. Alessandro Scanziani è stato un calciatore completo, uno di quelli che farebbero un gran comodo al centrocampo nerazzurro falcidiato dagli infortuni e a secco di energie, come quello che oggi può schierare in campo Andrea Stramaccioni. Motorino del centrocampo dotato di un gran senso del gol e capace di “pensare con i piedi”, lui nell’Inter ha giocato nell’apice della sua carriera nelle annate 1977-78 e 1978-79 aiutando i nerazzurri nella conquista di una coppa Italia prima di dedicarsi alla vita genovese di Sampdoria (prima) e Genoa (poi) in cui si è tolto numerose soddisfazioni zigzagando fra serie A e serie cadetta. Appesi gli scarpini al chiodo è rimasto vicinissimo al mondo del calcio, diventando “il mister” per eccellenza sulle panchine di Como, Modena, Lecco, ma, soprattutto, sulle poltroncine dei salotti tv come quelle del Campionato dei Campioni su OdeonTv.

Lei è stato un ex di Inter e Genoa, che approccio pensa possa esserci da parte di entrambe le squadre a questa partita?

La partita sarà un buon banco di prova per entrambe le squadre, che hanno problemi più o meno grandi, però è chiaro che la maggior parte delle responsabilità cadono sulle spalle dell’Inter che, giocando da Inter, non dovrebbe avere difficoltà a confermare sul campo la qualità tecnica che ha a disposizione.

Un’Inter che però, ormai da un mese, si trova in difficoltà nelle partite “a basso coefficiente di stimoli”. A cosa può essere dovuta questa mancanza di continuità?

E’ chiaro che le motivazioni sono l’argomento principale per fare delle ottime prestazioni, ma è anche riduttivo incentrare tutto su questo fattore perché toglierebbe professionalità a questi giocatori. Il gruppo dei titolari non è giovane e, nel corso degli anni, hanno acquisito la capacità di mantenere alta la concentrazione anche in questo tipo di incontri. E’ difficile dire a cosa possa essere dovuta questa alternanza di risultati, ma si potrebbe puntare il dito sul fattore tattico. Da dopo la vittoria con la Juventus difficilmente abbiamo visto in campo nell’undici titolare la stessa convincente formazione, vuoi per gli infortuni o vuoi per le squalifiche, ma è mancata questa continuità tattica.

Stramaccioni sembra essere cambiato dall’inizio del suo percorso ad oggi. Sta forse pagando ora lo scotto dell’essere alla guida della squadra “più chiacchierata” d’Italia?

Le responsabilità nell’allenare questa squadra aumentano con il tempo invece che diminuire. All’inizio non aveva nulla da perdere, ed era facile essere “spensierato”, ma con il passare del tempo Stramaccioni ha cominciato ad ottenere risultati ed è aumentata la possibilità di “fallire”. Paradossalmente anche il non riuscire a dare continuità alla bella prestazione contro la Juventus non lascia sereno l’allenatore che sta provando a ritrovare quella tipologia di rendimento.

Passando al Genoa, solo quattro punti nelle ultime sette partite per il grifone sono un segnale di crisi profonda. Quali sono, secondo lei, i fattori che hanno portato a questa débâcle?

In Italia si cambiano troppi allenatori e quando si continua a cambiare si toglie troppa responsabilità ai giocatori affossando di fatto gli allenatori. Le responsabilità sono da addossare in parte all’allenatore, sia chiaro, ma anche alla società, che non è in grado, probabilmente, di gestire i comportamenti di alcuni giocatori e, soprattutto di puntare il dito anche contro i singoli giocatori che non stanno rendendo come era preventivato ad inizio stagione.

Da allenatore ad allenatore: Come si prepara una partita così delicata in un clima così teso, con Delneri che è fortemente a rischio esonero?

Da un punto di vista psicologico non è mai facile. Da un lato, però, una partita come quella contro l’Inter si prepara da sola perché fornisce stimoli importanti anche senza essere “guidati” dall’allenatore. Nel caso del Genoa, però bisognerebbe anche capire, dall’interno come sta la squadra, se serva andare in ritiro già qualche giorno prima, e se i giocatori sono nella condizione mentale adatta ad essere tranquillizzati dall’allenatore anche in caso di sconfitta.

Il mercato è alle porte: cosa serve all’Inter per confermarsi definitivamente la seconda forza del campionato?

Partendo dall’Inter credo innanzitutto che serva un terzino sinistro di ruolo, perché Pereira, finora, non ha assolutamente convinto. Poi bisognerebbe cercare un centrocampista che abbia le caratteristiche del regista che sappia dettare i tempi dell’azione. Ripensando a Pizarro o a Borja Valero che stanno facendo molto bene alla Fiorentina i dirigenti dell’Inter dovrebbero mangiarsi le mani. E infine manca un’alternativa offensiva a Diego Milito perché è inimmaginabile che Milito possa completare tutta una stagione a ritmi altissimi senza perdere un colpo.

E al Genoa per raggiungere una salvezza serena?

Il Genoa ha due ottimi attaccanti che, però, potrebbero aver bisogno di tempo per integrarsi al meglio e, in questo momento, il tempo per lavorare a Genova non c’è. L’ipotesi, quindi, rimane quella di lasciar partire Ciro Immobile per andare a cercare sul mercato una seconda punta che sappia giostrare alle spalle di Borriello. Sicuramente, però, il problema più grande risiede nel reparto arretrato che manca di solidità e di sicurezza nel giocare con la palla fra i piedi.


 

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