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Milan Siena "Quando il tifo fa male"
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QUANDO IL TIFO FA MALE

Sport sano in mente sana

di Severa Bisceglia  E' successo di nuovo. Ancora una volta è l'ignoranza a farla da padrona. Inutili anche i tanti commenti e le tante condanne, l'imbecillità di alcuni soggetti è incurabile. Purtroppo ci troviamo a contrastare l'incapacità di quegli individui, per fortuna pochi,  di elaborare i concetti più elementari. Madre natura, a danno dell'intero genere umano, con loro ha fatto un lavoro incompleto, che PECCATO!  Dopo i vergognosi striscioni razzisti dell'Olimpico contro Israele di un mese fa  la storia si ripete. Non è comunque prerogativa riservata alla sola provincia o alla Capitale, anni fa anche a San Siro sono apparse scritte all'esterno dello stadio: "Ebrei nei forni". VERGOGNA. Questa volta i protagonisti dell' ignoranza assoluta sono stati i tifosi della Pro Patria che, durante l'amichevole disputata allo stadio Speroni contro il Milan mercoledì scorso, hanno iniziato ad insultare alcuni giocatori rossoneri colpevoli, secondo il loro insano pensiero, di non essere abbastanza bianchi (come se qualcuno avesse mai stabilito quale debba essere il colore della pelle)  ogni qualvolta toccavano la palla. I buuu buuu sono arrivati puntuali fin dall'inizio della gara. Il primo a pagare, il loro pensiero malsano, è stato Emanuelson, poi è toccato a Muntari, a seguire Niang ed infine il loro letame è arrivato alla casacca numero 10 Kevin Prince Boateng, tedesco naturalizzato ghanese. La partita, dopo i primi interventi del direttore di gara diretti ai due capitani e rivolti verso la tribuna degli imbecilli, è andata avanti senza grandi scossoni ma poi, poco prima della mezz'ora, all'ennesimo coro razzista scandito in particolare contro Boateng quest'ultimo ha fermato il gioco scagliando con rabbia il pallone contro la recinzione dove si trovavano i teppisti dello sport e della vita. Quindi  si è tolto la maglia uscendo dal terreno di gioco. In quel momento ci è tornato alla mente l'ex difensore ivoriano del Messina, Marco André Zoro Kpolo, protagonista nel match di campionato contro l'Inter di qualche anno fa. Zoro, subissato dai fischi e dagli insulti ogni qual volta toccava la palla, non ce l'ha fatta più ed ha abbandonato la partita. Insomma, un altro episodio triste da condannare quello di Busto Arsizio. Alla fine non sono bastate le scuse e la presa di posizione a favore di Boateng e compagni del presidente della Pro Patria, Pietro Vavassori, e del sindaco bustocco Gianluigi Farioli. E pensare che era una normale amichevole di metà settimana. Il Milan ogni tanto fa un salto a Busto Arsizio (che è vicina a Milanello) per finalizzare il lavoro di Allegri, ma stavolta la sgambatura è finita male. Quando Boateng è uscito dal campo tutti i giocatori rossoneri non hanno avuto dubbi e lo hanno seguito senza pensarci su due volte. Allegri stesso, in sala stampa, è stato molto duro con la teppaglia della tribuna ultras, condannando senza mezzi termini tanta "civiltà". Ora viene da chiedersi: se fosse stata una gara ufficiale di campionato la reazione sarebbe stata la stessa? Noi ci auguriamo di sì, specialmente dopo aver ascoltato Abete in merito all'accaduto. Scritte antisemite, slogan contro Israele, insulti verso chi ha un colore della pelle diverso dal nostro (forse a questi geni non va giù il nostro colore diverso dal loro), non sono più tollerati. Non dovrebbe essere un problema, per le autorità competenti, identificare i "quattro" imbecilli autori di tanta genialità, mandarli in Africa a vendere per strada fazzoletti o borse contraffatte e fargli subire la loro "diversità". Questa gente è pericolosa, bisogna intervenire.


 

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