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Il match delle panchine

Con due squadre in emergenza Stramaccioni e Zeman saranno decisivi con le loro scelte.

di Emanuele Tramacere  Archiviata la sofferta sfida di coppa Italia contro il Bologna, e vivendo con la massima calma la questione Wesley Sneijder, l’Inter si ributta a capofitto nel campionato per affrontare una partita che, nel recente passato ha messo in palio ben più dei singoli 3 punti. Quella che attende i nerazzurri, infatti, è la partita delle partite dell’ultimo decennio perché, con motivazioni differenti di anno in anno, la sfida contro la Roma ha saputo regalare sfide avvincenti, emozioni e, soprattutto grandi spunti di riflessione e discussione.

Roma-Inter, in realtà, si appresta a essere la sfida dei grandi esclusi. Tanti, troppi, i protagonisti annunciati di questa partita che non potranno essere dell’incontro. Entrambi gli allenatori sperano, pregano e sfidano il proprio staff tecnico agli straordinari per cercare di rimettere in piedi i vari Totti, Milito, Osvaldo e Cassano. Una delle gare più prolifiche delle Serie A – dal punto di vista delle reti segnate – rischia di trovarsi, quindi, completamente priva degli attaccanti migliori. Procediamo con ordine. La partita di coppa contro il Bologna ha messo in evidenza la grande centralità del progetto tattico di Andrea Stramaccioni. Nonostante la presenza in campo di qualche riserva di lusso, infatti, scorrendo il tabellino alla fine dei 120’ possiamo scoprire su chi, il tecnico romano, ha deciso di incentrare la propria squadra. Non è un caso che proprio Ranocchia, Guarin e Palacio siano i marcatori di questa sfida. Nella testa di Strama, infatti, oltre all’onnipresente Handanovic, l’asse portante su cui costruire l’Inter del futuro è proprio strutturata sulla verticale Ranocchia – Guarin – Palacio (o Milito quando tornerà dall’infortunio al ginocchio). Se la linea centrale che collega i reparti nerazzurri è definita e ben strutturata, Stramaccioni dovrà fare i conti con l’ennesima emergenza infortuni di questa stagione. Con Milito e Cassano acciaccati, lo staff medico dell’Inter proverà a compiere il miracolo di recuperare almeno uno dei attaccanti da affiancare a Rodrigo Palacio. I 120 minuti disputati da Zanetti e Pereira, abbinati ai 75 di Cambiasso, sono un piccolo segnale di come nel reparto mediano serva un po’ di ricambio. Anche qui, come anche per il pacchetto arretrato che sarà privo di Walter Samuel, l’infermeria ci dà notizia che tutti i lettini sono già occupati. Si è rivisto Mudingayi, ma deve ritrovare il ritmo partita; Gargano non è al meglio, e se Benassi va gestito con il contagocce per evitare di bruciarlo e Obi e Stankovic non sono ancora completamente recuperati, la conta degli assenti si fa più lunga di quella dei presenti. Non se la passa meglio, a dir la verità, anche Zdenek Zeman in quel di Trigoria. La condizione di Totti e Osvaldo è tutta in evoluzione e, archiviate le scorie di coppa, il tecnico Boemo dovrà fare i conti con la condizione non ottimale anche di Mattia Destro ed Erik Lamela. A Roma come ad Appiano, tuttavia, l’incertezza sulle scelte dell’allenatore è legata fortemente al reparto nevralgico del campo. Gli infortuni, per una volta, non c’entrano granché. A far discutere radio e tv locali è ormai da 4 mesi il difficile rapporto di Zeman con i suoi centrocampisti ed in particolare con Daniele De Rossi. La scelta tecnica di escludere Capitan Futuro contro il Catania per la sesta volta in stagione, non può non far discutere e se, all’esclusione illustre, ci aggiungiamo i malumori di Pjanic e la punizione di Marquinho anche il centrocampo giallorosso si rivela essere in piena emergenza. Oltre alle questioni tecniche, infine, Roma-Inter sarà l’ennesima sfida fra un grande maestro del calcio italiano (Zdenek Zeman) contro l’ultimo dei suoi allievi (Andrea Stramaccioni). Entrambi legati da un amore mai sopito con la città eterna, i due tecnici balzano agli onori della cronaca per motivazioni differenti. Il boemo allenatore della Roma è sempre più in bilico a causa della mancanza di risultati ma, soprattutto, per i difficili rapporti instaurati con gran parte dello spogliatoio fra cui l’idolo dei tifosi Daniele De Rossi. Andrea Stramaccioni, al contrario ha fortemente in saldo il proprio spogliatoio, ma è chiamato all’obbligo di riscatto (no, il mercato non c’entra questa volta) dal tremendo flop della gara d’andata, chiusa con una sconfitta per 3-1 a San Siro, ma che aveva messo in evidenza l’imbarazzo del tecnico romano nell’affrontare il proprio passato. Con gli attacchi decimati e con formazioni spompate dalle fatiche di coppa il ruolo dei due allenatori assume connotati di decisività. Non sarà più Inter contro Roma, bensì Stramaccioni contro Zeman, il nuovo che avanza contro la certezza di una grande storia calcistica. Chi avrà più coraggio? Chi saprà decidere, con le proprie mosse, l’incontro dell’Olimpico? Nessuna sicurezza e tante verità, ovviamente, spingono l’asticella verso l’una o l’altra fazione. Starà al campo, o meglio alle panchine, imprimere al match la svolta decisiva.


 

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