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Milan Bologna "L'Editoriale"
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di Beppe Vigani   Alcune domande sorgono spontanee, diceva una volta Lubrano in una famosa trasmissione televisiva: la Juventus è meno forte dello scorso anno, oppure è salito il livello delle squadre? La Champions ha tolto delle energie psicofisiche ai giocatori bianconeri, ma la sconfitta contro la Sampdoria è scaturita lontana dalle ultime fatiche europee. Settimana scorsa ho visto Silvio Berlusconi nella trasmissione di Santoro. Sembrava l’agnello destinato al sacrificio. Ne è uscito un bellissimo dibattito, molto tenace, nonostante il poco dono di sintesi dell’ex premier, il quale però è uscito vincitore dalla contesa. E non sarebbe neanche giusto stigmatizzare le sue parole, intrise di verità sottaciute o false verità, sta di fatto che quando c’è una contesa ognuno lo fa con le armi che ha. Una riflessione che serve per far capire che in ogni terreno, in ogni campo, in ogni sfida non si parte mai sconfitti. L’insuccesso alberga  nella testa ma, oggettivamente, nessuno lo è mai, prima del match. La Juventus è forte, è prima, ma non ha già vinto il campionato. Le sconfitte sono già tre (due in casa), l’anno scorso nessuna. E siamo solo a metà campionato. La Champions League ha corroso lo stato immunitario della squadra di Conte (rientrato l’8 dicembre dalla squalifica), che non appare più imbattibile. Nelle ultime due partite ha raccolto un solo punto, perdendo cinque punti dalla Lazio, che ora è a soli tre punti, non tantissimi. Se si pensa che i biancocelesti giocano senza pressione, giacché non devono vincere a tutti costi, tutto può succedere. Più dietro il Napoli, che gioca meglio, però, nei momenti più importanti sembra destabilizzarsi. Poi Inter e Fiorentina. La prima, dopo aver vinto derby e il match con la Juve, ha vinto tre incontri, prendendo schiaffi da chiunque in trasferta e pareggiando con Cagliari e Genoa. E’ vero di mezzo c’è la vittoria contro il Napoli, ma questo è un’aggravante: contro le grandi si vince e con le piccole si perde o si pareggia. Parliamo di mancata continuità, un vero peccato, visto la classifica di qualche mese fa. Nelle ultime nove partite, undici punti: media non proprio da prima della classe. Come diciamo da sempre, il valore aggiunto di questo campionato è l’incertezza che regna ogni giornata. Nessun torneo ha un indice di certezza come il nostro. Un po’ come la vita, in cui in ogni giornata può capitarti quello che aspettavi da una vita o che non hai mai visto in cinquant’anni. Stringiamoci forte la nostra Serie A, con il gioco, magari non eccellente, con le sue critiche e le polemiche. Nessuno è come il Barcellona, ma tutte le squadre qui da noi possono sperare. A volte, è proprio la speranza che ci manca, per essere più buoni. Proprio su questo stato d’animo si sono espressi i più grandi filosofi e non sempre in modo positivo (come Nietzsche, ad esempio), ma mi piace un adagio arabo: “Colui che ha salute ha speranza, colui che ha speranza ha tutto”. Perché a volte è bello sognare.


 

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