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Inter Torino "Editoriale" n 5 2013
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Gioventù da non bruciare

di Beppe Vigani    L’Italia si sta mettendo le vesti da scolaretta, grazie ad alcuni under 20, che stanno dimostrando di meritare, eccome, la prima squadra. Sembra naturale partire con Paul Pogba, sabato scorso autore di un missile terra-aria e di un tiro con tanto di cesello per confezionare due bellissime, di cui una da cineteca. Il centrocampista francese, 20 anni a marzo, proveniente dal Manchester United, sta facendo la fortuna della Juventus facendo diventare livido di rabbia Alex Ferguson, preso in giro anche dalla stampa britannica. L’indomani della doppietta del ragazzo di Lagny-sur-marne, infatti, il Daily Mail salutava così il manager dei Red Devils: "See what you're missing!", guarda cosa ti sei perso. Pogba non è l’unico della nidiata di casa Italia. Erik Lamela e Stephan El Shaarawy, costati quasi 16 milioni ognuno (più del doppio di Sneijder, per intenderci), sono investimenti onerosi, che stanno dimostrando tutto il loro valore. Entrambi sono del ’92 (21 anni non ancora compiti) e hanno già segnato più dei loro compagni di squadra. E non sono gli unici. Si parla un gran bene di Mattia Perin, portiere del Pescara. Altro del ’92, che la prossima stagione, sicuramente, andrà via dall’Abruzzo per approdare in una grande squadra (gli indizi portano al Milan). Sul Naviglio, sponda Milan, hanno scoperto anche Mattia De Sciglio (sempre del ’92) e, sponda Inter, Juan Jesus (classe ’91, ahimé) ai lati di Marquinhos, centrale della Roma (addirittura del ’94), Stefan Savic, difensore della Fiorentina, classe ’91, Mario Sampirisi, Grifone del ’92, e Dario Del Fabro, dal Cagliari, 18 anni a marzo. A centrocampo piacciono Pedro Obiang (’92), della Sampdoria e Alessandro Florenzi (’91), pupillo di Zeman. Nelle ultime settimane Andrea Stramaccioni ha lanciato anche Marco Benassi (’94), motorino con fosforo dell’Inter. Anche in attacco, oltre al Faraone, c’è da leccarsi le dita. Lorenzo Insigne (’91) del Napoli,  M’Baye Niang, del Milan (’94), Marko Livaja è la risposta nerazzurra  (’93), e Paulo Dybala, del Palermo (’93). Non dimentichiamo anche Ciro Immobile (’90) del Genoa e Marco Verrati (’92) emigrato in Francia, dopo essere stato inseguito a lungo dalla Juventus. Mario Balotelli (’90) e Davide Santon (’91), entrambi in Inghilterra, giocano da una vita, ma non hanno di certo le rughe. Facendo dei calcoli l’età media del campionato italiano è di 27 anni, a un anno da quella portoghese e tedesca che sono al di sotto dei 26.

C’è ancora una maglia nera a casa nostra che bisogna abbandonare in fretta: l'Italia è l’ultima squadra in Europa quanto a numero di giovani calciatori promossi in prima squadra (solo il 7,8%). Un dato allarmante è che dei ragazzi di Serie A che abbiamo elencato meno della metà si è formata dai settori giovanili dei nostri club.

Il 2012-2013 è l’anno zero per le società italiane, che da quando hanno la pistola puntata alla tempia per il fair-play finanziario stanno diventando più propositive verso i giovani. Bisognava iniziare. La materia, d’altronde, prima non è per niente male. Non bisogna menar vanto, è stato tutto fatto per necessità, sicuramente. Lo stesso Platone recitava: La necessità è madre dell'invenzione”.


 

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