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Inter Torino "l'intervista a Benoit Cauet" n 5
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Cauet sceglie i campioni!

Guarin ed Handanovic sono decisivi. Entrambi i tecnici sono molto furbi e la sfida sulle fasce sarà decisiva.

di Emanuele Tramacere    Il postino suona sempre due volte. Così recitava James Mallahan Cain nel suo libro (da cui furono tratte numerose pellicole cinematografiche) e Benoit Cauet, francese classe 1969 di Chatellerault, non si è discostato molto dal destino descritto dall’originale titolo di quell’opera. Nella famiglia Cauet, in realtà, il postino era il padre di Benoit; per il modo di comportarsi in campo, per la grande mole di lavoro supportata nella zona mediana e per l’enorme quantità di palloni recuperati e recapitati sui piedi dei compagni, tuttavia, il ruolo di postino del centrocampo non stava assolutamente stretto al centrocampista transalpino. Tre campionati francesi vinti in 10 anni di Ligue 1 con le maglie di Marsiglia, Caen, Nantes e PSG, poi la chiamata di Massimo Moratti e l’arrivo in Italia, nel 1997, in una delle Inter più convincenti del recente passato. Cauet è titolare inamovibile della squadra guidata da Gigi Simoni campione d’Europa in carica e per i successivi 4 anni tutti gli allenatori interisti scelgono lui per la guida di un centrocampo solido e dinamico al tempo stesso. Nel 2001 l’arrivo di Cuper allontana Benoit dal campo convincendo il calciatore a rigenerarsi nella Torino granata in cui, in un solo anno, conquista il cuore dei tifosi con l’ultimo gol realizzato dal Toro nella storia dei Derby della Mole. Appesi gli scarpini al chiodo si dedica fervidamente alla carriera di allenatore e, dopo due anni di apprendistato all’Accademia Inter ottiene il master di Coverciano e riceve la seconda chiamata da Appiano Gentile. La panchina dei Giovanissimi Nazionali è pronta per lui e, nella stagione in corso Cauet ottiene 12 vittorie su 13 partite guidando, a pari punti con il Milan la classifica del girone B del campionato.

Lei è un ex di entrambe le formazioni, che tipo di partita si aspetta?

Sicuramente una bella gara perché entrambe le squadre sono guidate da allenatori che cercano di impostare il gioco palla a terra e cercano di offendere più che difendere. Il Torino gioca molto bene, perché Ventura è molto navigato dato che conosce bene la categoria. Stramaccioni invece è molto bravo nello sfruttare al meglio i giocatori che ha a disposizione.

Un’Inter che arriva da due sfide contro la Roma molto impegnative soprattutto dal punto di vista mentale. Da allenatore, come si rigenera un gruppo da questo genere di fatiche?

Sia in campionato, sia in Coppa Italia sono state lasciate sul campo molte energie perché entrambe le squadre non hanno saputo o voluto risparmiarsi. La sconfitta in coppa lascia di sicuro preoccupazione, ma il discorso qualificazione è ancora aperto e ci sarà tempo per pensare alla gara di ritorno di San Siro. Di sicuro l’Inter in campionato non può permettersi passi falsi se vuole fare punti per entrare nella famosa zona Champions e, proprio per questo, ridare motivazioni ad un gruppo così solido di professionisti non può essere un problema.

L’Inter è in costante emergenza offensiva con Milito e Cassano in forte dubbio. Senza questi giocatori non si rischia di essere troppo dipendenti dalle giocate di Fredy Guarin?

Ma ben venga! Guarin è un campione vero, un grandissimo giocatore che l’Inter è stata brava a scovare e acquistare ad un prezzo tutto sommato contenuto per quello che vale. E’ vero, Guarin gioca sempre e la squadra si affida spesso alle sue giocate perché fa la differenza, ma è anche normale perché ogni squadra ha uno o due giocatori che attirano di più il gioco. Anche Handanovic sta crescendo tanto da essersi affermato a livelli mondiali, e anche lui, infatti, gioca sempre come successo anche in coppa.

Tornando alla partita, il Torino ha ritrovato nelle ultime partite una splendida condizione atletica soprattutto nei suoi uomini migliori tra cui Alessio Cerci. Sarà una partita decisa lungo gli esterni?

Il Torino utilizza molto bene le fasce e i cambi di gioco in orizzontale per far spostare la difesa avversaria e aprire i varchi lungo gli esterni. Ventura è molto bravo in questo e aver fatto maturare una grande promessa come Cerci può essere solo positivo per questo Toro. Stramaccioni però è molto scaltro e probabilmente escogiterà una contromossa vincente, magari un cambio di modulo come fatto vedere in Coppa Italia contro la Roma.

Milan e Inter guidano a braccetto la classifica dei Giovanissimi Nazionali. Sarà un derby infinito fino al termine della stagione?

Milan e Inter sono le due rose dotate di più qualità tecniche e sicuramente fino alla fine della stagione si contenderanno la vetta del campionato. Non vanno però sottovalutate tutte le altre partite, perché restano comunque dei ragazzi che devono crescere molto e devono imparare ora che sono giovani l’importanza della concentrazione partita dopo partita.

C’è già qualche giovane in rosa dal futuro assicurato? Si parla bene di Opoku e Taufer… C’è invece qualcuno che ha visionato durante l’anno?

Le giovanili dell’Inter in toto stanno facendo un lavoro eccezionale. Non solo i miei ragazzi, bensì anche la Berretti di Zanetti, gli Allievi di Cerrone e la Primavera di Bernazzani stanno producendo, grazie al lavoro di Roberto Samaden una serie di ragazzi che potranno contribuire al futuro dell’Inter. Per ora non voglio sbilanciarmi, perché in questa età (sono classe 1998) il rendimento è così altalenante da rendere difficile una previsione sul futuro di questi giocatori. Noi siamo sempre vigili anche sul mercato e con il grandissimo lavoro svolto da Pierluigi Casiraghi cerchiamo sempre di portare nella nostra scuderia i migliori talenti.

Chi si aggiudicherà, in conclusione, il match fra Inter e Torino?

Nonostante io sia rimasto molto legato a Torino, perché in quella piazza e con quei tifosi ho trovato molta serenità e grande fiducia, io spero in una vittoria dell’Inter e credo che questo sarà il risultato finale.


 

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