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Milan Udinese "attualità" 6 2013
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Giovani che vogliono crederci

di  Carlo Marnini

Da sempre l’emotività e l’entusiasmo dei giovani, sostenuta dalla ponderatezza degli adulti come elemento basilare, sono stati fattori preponderanti di iniziative e fenomeni  sociali, culturali ed imprenditoriali che hanno determinato le linee strategiche dei paesi in generale. Dare spazio e soddisfare le aspettative dei giovani volenterosi è sempre stata una garanzia di continuità di sviluppo e crescita del sistema, senza i quali l’esistenza stessa della nostra società correrebbe seri rischi di sopravvivenza. Le istituzioni, o meglio chi le rappresenta -ancora per poco ci auguriamo-, considerano i giovani svogliati e pigri. A volte è anche vero, ma nella maggior parte dei casi per fortuna non è cosi. Chi sostiene genericamente questo concetto, irriverente e ideologicamente fossilizzato, dovrebbe cominciare a vivere la società giovanile, comprendendone  gli entusiasmi tanto quanto le difficoltà, le delusioni quanto le gioie. Insomma dovrebbe vivere tra la gente e tra i giovani. A supporto di questa considerazione una recente ricerca condotta sull’imprenditoria in Europa, con particolare riguardo a quella giovanile, ci mostra un quadro che, pur in periodo di crisi, ha dei tratti confortanti rispetto alle ambizioni, alla volontà di fare e di  mettersi in discussione. Secondo quanto emerso, dal campione intervistato, sta aumentando la positività verso le iniziative imprenditoriali che accomuna il 74% del totale delle persone coinvolte nel sondaggio. In Italia il 46% dei giovani aspira a mettersi in proprio, questa percentuale aumenta addirittura fino all’82% sotto i 30 anni di età. Le motivazioni sono da ricondurre principalmente al desiderio di indipendenza, al bisogno di vedere realizzate le ambizioni e, perché no, i propri sogni. I giovani, quindi, non sono poi così svogliati o ”Choosy”,  hanno voglia di fare e di mettersi in gioco. A tal proposito bisogna creare le condizioni necessarie affinché  questa risorsa non si perda attraverso le inutili politiche di sviluppo e sostegno all’imprenditoria e all’economia in genere. Maggiore liquidità da parte delle banche, unitamente alla semplificazione burocratica, e minori costi per coloro che si cimentano in attività autonome consentirebbe una migliore distribuzione delle entrate, sul territorio che le produce, pur riducendo la pressione fiscale. Così facendo si potrebbe invertire il corso vizioso di quella spirale che ci avvolge e che tenta di portarci in una pericolosa regressione, aumentata in modo esponenziale negli ultimi tredici mesi.


 

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