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Milan Parma "Miti in frantumi" 9 2013
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MITI IN FRANTUMI

di Severa Bisceglia    Purtroppo sempre più spesso sentiamo parlare di doping e il rischio più grosso è quello di arrivare a non stupirsene più. All’urlo di una nuova vittoria o nuovi record, arriva, alla velocità della luce o decenni dopo, quasi sempre un inchiesta per doping. Fa male a tutti, non solo agli appassionati, vedere i miti dello sport sgretolarsi sotto il peso di una sola parola “doping”, sempre più spesso associata alle attività sportive. Non è certo una moda dell’ultima ora, basti pensare, iniziando dal mondo del pallone, ai bombardamenti degli anni ’60 e ’70, dichiarazioni sostenute dagli stessi protagonisti nell’acting out, in primis Ferruccio Mazzola, fratello del più famoso Sandro, che non lesina pesante accuse al mondo del calcio coinvolgendo uomini del calibro di Helenio Herrera che, a suo dire, elargiva all’intera squadra, compresa la riserva, sostanze dopanti per aumentarne le prestazioni in campo. Lo stesso Mazzola attribuisce al doping la causa dei prematuri decessi dei calciatori, allora in forza all’Inter, come Armando Picchi, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale, Carlo Tognin morto per un osteosarcoma, Mauro Bicicli deceduto per un tumore al fegato nel 2001 e tanti altri. Di queste accuse Ferruccio Mazzola, poi querelato dalla società nerazzurra, se ne assunse la responsabilità. Probabilmente la stessa sorte toccò al terzino della Juventus Andrea Fortunato morto, non ancora ventiquattrenne, di leucemia fulminante nel 1995. Purtroppo questa realtà, di cui nessuno ne va orgoglioso ma, forse, in tanti ne fanno uso, non riguarda solo l’Italia e soprattutto non coinvolge solo il mondo pallonaro. L’ultima triste notizia arriva ancora una volta dal ciclismo per, forse, infangare il “Re Leone” Mario Cipollini uno dei corridori più famoso e pagato nel mondo delle due ruote. Il processo ‘Operacion puerto’ che si sta svolgendo a Madrid coinvolgerebbe anche il nostro corridore toscano, relativamente all’anno 2002, con trattamenti dopanti  di Epo, ormoni e anabolizzanti, oltre ai rapporti poco chiari -si farebbe riferimento a presunti pagamenti- che avrebbe avuto con il medico spagnolo Eufemiano Fuentes, principale imputato nel processo. Lo stesso processo starebbe svelando anche il coinvolgimento, nel 2007 e 2008, di Basso e Scarponi oltre al tedesco Ullrich e lo spagnolo Valverde. Ovviamente è subito arrivata la secca smentita del velocista, vittorioso ai campionati del mondo su strada a Zolder, in Belgio, e alla Milano-Sanremo, entrambe nel 2002 – anno contestato- attraverso il suo avvocato: “Accuse assurde, smentisco categoricamente le infondate e assurde accuse mosse al mio assistito. Cipollini è disponibile a verifica ematologia di confronto con le 99 sacche ancora da identificare. I documenti pubblicati non sono in alcun modo riferibili allo stesso Cipollini”. Tra la confusione di numeri telefonici e fax intestati non si sa bene a chi, tra sacche di sangue a disposizione della magistratura spagnola, ma non ancora identificate, ci si augura, unicamente nel bene dello sport sano, che tutto si risolva come una grossa bolla di sapone. Ci lasciano ben sperare le date coinvolte nell’inchiesta: il sequestro delle sacche è avvenuto nel maggio 2006 e Mario Cipollini è sceso dai pedali nell’aprile 2005, un anno prima. Ce lo auguriamo tutti.


 

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