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Milan Barcellona "Editoriale" 10 2013
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di Beppe Vigani    “Questo, naturalmente, è il vantaggio del pessimismo; un pessimista va incontro solo a sorprese piacevoli, mentre un ottimista ne ha soltanto di spiacevoli”. E’ un’affermazione di Rex Stout, scrittore statunitense. Mi viene in mente chi ha definito una salma il Milan, contento di averlo onorato come defunto, nei momenti peggiori di questo campionato. Ora c’è il Barcellona, la squadra migliore del mondo, che annovera un gigante come Lione Lessi, un talento come Andrés Iniesta, o un genio come Xavi Hernandez. Una sfida senza speranza, ma il Milan ha fatto vedere che gli episodi possono cambiare le sorti di un match. Come contro il Parma, ad esempio. L’autorete di Paletta è stata una manna per gli Allegri-boys che, fino a quel momento, sembravano un pugile alla mercé dell’avversario. Oppure come contro la Juventus. Un rigore “inventato” e tre punti sotto il cuscino. Di contro citiamo il derby, dove un gol “regolare” e un fallo in area sono stati dati in pasto alla serata nera della terna arbitrale. Il calcio è fatto di queste cose, ed è perciò che la sfida col Barça rende ancora di più il piatto gustoso. L’anno scorso il Milan andò al Camp Nou a rubare un punticino, poi fu sconfitto, con qualche ombra, ai quarti di finale, ma al ‘Meazza’ finì in parità. I rossoneri di quest’anno non c’entrano nulla con quelli dell’anno scorso, ma proprio per questo induce a qualche riflessione in più. La squadra di Allegri ha perso due partite nella fase a gironi (contro Malaga e Zenit), mentre il Barcellona ha dovuto piegarsi solo con il Celtic (la seconda sconfitta di questa stagione, se si conta anche quella con la Real Sociedad). I blaugrana, quindi, non sono imbattibili. Suona strano, ma anche loro si sono inchinati a qualcuno. Con i baschi, ad esempio, gli uomini di Vilanova per ben due volte si sono fatti raggiungere, per poi lasciarci le penne in zona “Cesarini”. Anche loro hanno le loro debolezze. Soffrono i ritmi alti, il pressing costante e soprattutto non permettere loro di ragionare. Per vocazione il Milan non è una squadra fisica, non ha nel proprio Dna l’aggressività, la velocità e quindi qualcosa dovrà concedere. E’ nella convinzione che bisognerà lavorare. Il Milan di questa stagione è senz’altro meno forte, rispetto a quello dello scorso anno, lo sanno anche i giocatori, che comunque si sono rinforzati in attacco. Balotelli, però, non potrà essere della partita, quindi il valore aggiunto va a farsi benedire. Tutto appare contro i rossoneri, che hanno dalla loro parte la consapevolezza del più debole. Considerarsi più forte potrà essere pericoloso, invece, per il Barcellona. “Il suicida è uno che ha colto la morte di sorpresa”. Lo scrittore Giovanni Soriano parla così dell’inatteso, di quella cosa mai accarezzata come una certezza. Per parlare di cose pratiche è un po’ quello che è capitato alla Juventus contro la Roma. Per offendere nessuno è bello ogni tanto sorprendersi!


 

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