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Milan Barcellona "la partita" 10 2013
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Underdog

Contro ogni pronostico per scrivere la storia

di Andrea Anelli     Arriva il Barcellona, tutti ai posti di combattimento! Deve aver pensato questo Allegri quando dall’urna di Nyon è uscito di nuovo il cartellino “sbagliato”. Il fato ha voluto ancora così e per certi versi si può anche pensare al bicchiere mezzo pieno per fare qualche sorsata di puro ottimismo. Il palcoscenico europeo non può proporre niente di meglio della formazione catalana che da qualche anno a questa parte esprime il miglior calcio e conquista coppe e campionati con relativa facilità, senza contare i successi personali dei propri giocatori, uno su tutti Leo Messi e i suoi quattro Palloni d’Oro consecutivi. Niente di meglio dunque, per dimostrare che anche da “underdog” si può scrivere la storia, anzi, proprio da sfavoriti si scrivono le pagine più belle. Un solo esempio, proprio contro i blaugrana: Atene, 18 maggio 1994, Milan–Barcellona 4-0 e tanti saluti alla squadra allenata da Johan Cruijff data favoritissima da tutti con gli stessi interpreti, Romario e Stoičkov su tutti, convinti di prenderla per le grandi orecchie e alzarla al cielo. A oggi però, lo scenario è molto diverso. Il Barcellona orfano di Guardiola è, di fatto, orfano anche di Tito Vilanova che da New York tenta di guidare la squadra. In panchina siede il fidato Roura, ma i meccanismi sono talmente oliati che, probabilmente, potrebbe anche non esserci nessuno. I numeri parlano chiaro, se da una parte bisogna fare i conti con la Pulce argentina che ha segnato per 14 giornate di Liga consecutive mettendo a segno i gol numero 300 e 301 a fronte di 366 presenze in blaugrana, oltre ad essere arrivato già a quota 48 dall’inizio della stagione (!), dall’altra c’è che la difesa del Barca prende gol da nove partite consecutive tra campionato e Copa del Rey. Sempre nell’ottica dell’ottimismo e del bicchiere mezzo pieno, bisogna concentrarsi proprio su questo dato. Fase difensiva attentissima e cinismo inzaghiano davanti. Lo sviluppo del gioco catalano è sempre lo stesso, infinito possesso palla, con tre o quattro soluzioni comode di passaggio per chi ha il pallone tra i piedi, fino a trovare lo spiraglio giusto per entrare palla a terra in area di rigore. Allegri non snaturerà il modo di giocare del suo Milan, ma chiederà agli interpreti di sacrificarsi un po’ di più. In serate come questa, c’è bisogno di personalità e i più vecchi devono dare il buon esempio. Abbiati, Mexes, Montolivo, Boateng e Pazzini rappresentano la spina dorsale della formazione, giocatori abituati a disputare partite importanti che dovranno trascinare anche la famosa linea verde. Il capostipite di questa linea verde rappresenta anche il dubbio più grande di Allegri. El Shaarawy e il tendine del suo ginocchio terranno con il fiato sospeso fino all’ultimo tutti perché un ottavo di finale con il Barcellona è importante ma il derby di domenica sera non è da meno, allora il rischio deve essere calcolato bene. Tutti ai propri posti di combattimento, inizia lo show.


 

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