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Inter Tottenham "Nicola Berti -l'intervista-"
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“Mission impossibile, ma…”

Lo dice Berti, interista nel cuore, che nel ’98 emigrò negli Spurs

di Emanuele Tramacere    Che grande giocatore è stato Nicola Berti, forse uno degli ultimi interpreti di un ruolo che ormai non esiste quasi più. Agile e scattante, in grado di ricoprire più di 70 metri di campo con naturalezza senza una parola di troppo, senza grandi rancori, ma solo con la grande voglia di divertirsi dentro e fuori dal campo con i colori della maglia nerazzurra tatuati addosso. In carriera Nicola è partito dalla sua Emilia, dalla fascia destra del Parma in cui fra giovanili e prima squadra riesce a sfondare nel calcio che conta. Tre anni di crescita e consacrazione quelli emiliani, così come quelli vissuti a Firenze con la maglia gigliata. Con la casacca viola arrivano le prime rivoluzioni, la più importante arriva sotto la gestione Sven Goran Ericksson che intravede nella prepotenza fisica espressa dalla falcata di Nicola le perfette doti di un centrocampista di spinta più che di un’ala. Proprio al centro del campo, però Berti riscopre le sue spiccate doti di finalizzatore e rifinitore, qualità che non passano inosservate a Milano dove Giovanni Trapattoni chiede ed ottiene di averlo nella sua rosa che, nel 1988-89 regalerà agli annali della storia calcistica una squadra da record, la sua Inter, che sulle giocate del tandem Berti-Matthaus ha costruito l’incredibile cammino di quella formazione. Insieme a quello scudetto per Berti arrivano nella Milano che è sempre più sua, ben 3 coppe Uefa salvo poi, prima di appendere del tutto gli scarpini al chiodo, lanciarsi nella grande Londra alla ricerca di nuove avventure. Approda al Tottenham dove nei primi 6 mesi riesce a portare gli Spurs verso una tranquilla salvezza. Poi il cambio di allenatore e il difficile rapporto con Graham, l’hanno fatto scivolare ai margini di una squadra che aveva imparato nel frattempo ad apprezzare.

Berti, da ex di entrambe le formazioni che tipo di gara si aspetta?

Sarà purtroppo un’impresa impossibile per l’Inter che non ha fatto vedere grandi cosi all’andata e che subisce fin troppo il passivo rimediato a Londra. Mi aspetto una partita dignitosa, degna del nome e del blasone che portano entrambe le squadre. Serve entusiasmo e magari potrebbe venire fuori un risultato inaspettato.

Fosse in Stramaccioni punterebbe sulla formazione tipo o sfrutterebbe l’occasione per lanciare qualche giovane dalla Primavera?

Assolutamente io provo a giocarmela in tutte le occasioni. Fino al 90’ nulla è scontato. È vero, serve un mezzo miracolo, ma nel calcio basta davvero poco a cambiare gli equilibri di un incontro. Segnare nei primi 30 minuti dell’incontro potrebbe dare slancio alla squadra e chissà se, senza Bale, questo Tottenham saprebbe resistere fino alla fine. Fossi in Stramaccioni, sceglierei tutti coloro i quali in allenamento mi dimostrano di avere la grinta e la cattiveria nel voler scendere in campo per dimostrare di essere da Inter. Mi sembra il compromesso più giusto.

Stramaccioni, però è sembrato poco fiducioso fin dalla conferenza stampa di presentazione dell’andata in cui aveva dichiarato che il terzo posto era più importante…

È normale che in un periodo difficile un allenatore possa essere portato a fare delle scelte. Credo che Stramaccioni fosse solamente preoccupato per la tenuta e la condizione dei suoi uomini. Secondo me, in ogni caso, ci proverà fino alla fine.

In tanti hanno puntato il dito sulla gestione dell’allenatore, reo di non aver dato un’idea di gioco a questa squadra nel corso di questa stagione…

Posto che Stramaccioni ha molte attenuanti, tra le quali ci sono gli infortuni, per lui c’è un solo grande rammarico. Aver dovuto cambiare modulo, ritornando dalla difesa a 3 a quella a 4, per l’assenza forzata di Walter Samuel. Con il passaggio a 3 l’Inter aveva trovato una sua quadratura ed un equilibrio tale da permettere al mister di poter effettuare delle scelte importanti. Ora come ora, c’è molta confusione e in tanti stanno facendo fatica ad emergere.

E’ ancora in forma? Perché in tanti dicono che soprattutto a centrocampo servirebbe una mezzala con la sua personalità e la sua classe, in grado di dare del tu alla palla.

(Ride ndr) Ovviamente qualcosa alla squadra manca, è sotto gli occhi di tutti, ma non credo che il problema sia principalmente a centrocampo. Manca equilibrio, e i calciatori fanno fatica ad aiutarsi nella costruzione della manovra. A me piace Kovacic, io già da questa partita gli affiderei il centrocampo e costruirei una squadra attorno a lui e alle sue giocate. Secondo me farà benissimo all’Inter.

Che ricordo ha della sua esperienza al Tottenham e dove può arrivare questa squadra?

Del Tottenham ho un ricordo fantastico. È una squadra molto simpatica in cui mi è piaciuto molto giocare. Il primo anno con gol e assist ci siamo salvati tranquillamente e ho anche conquistato l’affetto dei tifosi. L’anno successivo, con il cambio di allenatore, sono passato direttamente dalla titolarità alla tribuna. Al mister non piaceva che dovessi fare un’ora e mezza di macchina ogni giorno per andare ad allenarmi ed è finita li. Ho comunque un bel ricordo e oggi credo che il Tottenham possa giocarsela alla pari con quasi tutte le grandi d’Europa. E’ una signora squadra.


 

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