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In Bella… Mostra

Rocco Traficante: I Colori dell’Anima

 

“Il Seme nascosto, forte e rigoglioso” allo Spazio Guicciardini dal 16 novembre al 2 dicembre prossimo

di Giovanni Labanca

Lo Spazio Guicciardini, in via Guicciardini al 6, a Milano, dal 16 novembre al 2 dicembre 2011, ospita la personale di Rocco Traficante, “Il Seme nascosto, forte e rigoglioso”. La mostra è organizzata e patrocinata dalla Provincia di Milano, dall’Assessorato alla Cultura, dai comuni di Campomaggiore e Cesano Maderno, in collaborazione con il Circolo Culturale “Ciao Lucania” di Milano, diretto da chi scrive, l’Associazione Culturale “Amici della Lucania”, l’Associazione Culturale “Campus Major” e da Casa Maschito.

È la quarta personale di Rocco Traficante, questa, e la prima a Milano, grazie alla Provincia, che ha voluto rendere un tributo di stima a un pittore che ha dimostrato di possedere tutte le qualità artistiche per ben figurare anche nell’ambiente della metropoli lombarda. Rocco Traficante, figlio di emigranti lucani, Domenico Antonio Traficante e Carmela D’Alessandro, arrivati da Campomaggiore, in provincia di Potenza, è nato a Desio il 7 agosto 1960. Sin dalla giovane età, Traficante avverte il richiamo dei colori e della pittura e, autodidatta, muove i primi passi in un mondo tutto nuovo per lui, ma dal quale si lascia “rapire” intravedendo in esso l’espressione più immediata e genuina dei suoi sentimenti.

Nel 1976 scopre la versatilità dei colori ad olio, sperimenta la sua personale tecnica trovando la misura del suo stile e la scelta policroma personale. Traficante, pittore per diletto, viene scoperto dal collezionista d’arte Piero Barbiero che, assai ben impressionato dal nascente talento lucano, lo incoraggia a continuare fornendogli preziosi consigli e “trucchi” del mestiere.

Le sue prime tele rappresentano, quasi naturalmente, luoghi e personaggi della sua Campomaggiore, paese in cui torna sempre, sin da bambino, e dove, lasciato alla premurose cure dei nonni, da questi riceve e conserva gli insegnamenti di vita più schietti e forti che lo accompagneranno per sempre. Dopo una pausa di “riflessione” e anche di approfondimento professionale, Traficante ritrova la vena originaria: arricchisce la sua tecnica pittorica che diventerà, sempre più, esternazione della sua ricerca interiore, in forte e indissolubile legame con la sua Terra. Nel 1984 organizza la prima personale “Ritorno alle Origini”, proprio a Campomaggiore e al CRAL delle Poste di Potenza, ottenendo un grande successo e la riconoscenza dei suoi compaesani per il tema delle opere. Nel 1993 si cimenta in una seconda mostra “Sulle spirali del Tempo (alla ricerca del paese che non è più tale), per far conoscere la storia dei suoi abitanti che abbandonarono Campomaggiore dopo un disastroso dissesto idrogeologico. La mostra viene ospitata anche dal Circolo Culturale di Potenza “Angilla Vecchia”.

La terza personale, “ Il seme nascosto”, nel 2010, a Cesano Maderno, presso l’Auditorium Paolo e Davide Disarò, è un momento culturale culminante nella Festa del gemellaggio tra i Comuni di Cesano Maderno e Campomaggiore, sancito per rafforzare i legami culturali e storici tra la terra abbandonata e quella ospitante. In questa occasione tantissimi campomaggioresi hanno trovato modo di realizzare una dignitosa esistenza, fatta di lavoro e anche di benessere.

Questa mostra rappresenta, in un certo senso, un non troppo velato premio alla sua carriera ed è significativo che sia proprio Milano, Città d’arte per eccellenza, a conferirglielo attraverso la Provincia. “Il seme nascosto” ripercorre cinquant’anni dell’artista e lo fa attraverso immagini che si sovrappongono per assumere forme e dimensioni per rappresentare sogni confusi ed offuscati dal tempo. Questi ricordi lontani rappresentano il significato del titolo della personale: come seme che, gettato nel solco dell’aratro, deve germogliare a cercare nutrimento, così come l’artista è spinto a farlo per trovare la sua creativa identità.

L’intento dell’artista è preciso: vuol fortemente comunicare sensazioni, ma far sì che gli stessi visitatori, osservando e ammirando i quadri, ne abbiano delle proprie. Vuole, soprattutto, fermare momenti e luoghi fondamentali, altrimenti destinati a scomparire, per ricordare alle nuove generazioni l’identità di un paese e le proprie inscindibili origini. E tutta la magica opera del Traficante vi riesce molto bene, con la sapiente cura dei colori dell’anima.


 

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