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Inter Tottenham "La partita" 14 2013
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CHE CONFUSIONE!

Stramaccioni alla prese con una rimonta impossibile e un campionato da salvare

di Emanuele Tramacere    Che confusione! Ancora un ko contro un più che discreto Bologna e ancora una volta tanti indici puntati verso altrettanti, forse eccessivi, obiettivi. È una vicenda endemica e ricorsiva nella storia recente dell’Inter di Massimo Moratti che, di anno in anno, cambia alcuni dei suoi interpreti, ma si ritrova costantemente ad un punto morto, un vicolo cieco, che blocca ogni forma di avanzamento in risultati, progettualità e prestazioni. Minimo comune denominatore, e parziale scusante per i vari Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri e (oggi) Stramaccioni, sono principalmente gli infortuni e le scelte sbagliate in sede di mercato operate dallo staff dirigenziale nerazzurro. L’essere, però, ancora oggi, ancorati alle prestazioni della cosiddetta “vecchia guardia”, è anche alla base delle recenti vittorie (culminate con l’eccezionale 1-3 conquistato allo Juventus Stadium) e della attuale posizione in classifica che lascia aperti ancora molti scenari ipotizzati a inizio stagione. Già, ma cosa manca quindi a questa squadra per uscire dalla grande depressione che l’ha coinvolta nelle ultime 10 partite? Principalmente mancano delle certezze. La confusione è massima in tutti gli ambienti interisti, ma, principalmente, all’interno della testa di Andrea Stramaccioni che non riesce a coadiuvare una spiccata propensione dei suoi uomini alla “distruzione” del gioco avversario, con un progetto importante di “creazione” manovrata dell’azione offensiva. I cambi di modulo, più o meno forzati dalla condizione decrescente dei suoi uomini, sono la ciliegina su una ciambella non solo priva del buco, ma anche sgonfia dal punto di vista della lievitazione. In un contesto così confuso, quindi arriva a San Siro un Tottenham agguerrito, voglioso di ribadire la propria potenza tecnica, ma, soprattutto, forte di un 3-0 guadagnato al White Hart Lane che non lascia spazio a suggestive idee di “remuntada” nerazzurre. Neanche la squalifica rimediata per diffida dal mostro sacro Gareth Bale (e quindi la sua assenza nello scacchiere di Villas Boas) può far propendere l’ago della bilancia verso la sponda nerazzurra. Ecco quindi che il grande dubbio che attanaglia l’allenatore romano nelle ultime ore, diventa il principale e suggestivo argomento di discussione fra le mura di Appiano Gentile. Chi e quanti dei titolari schierare in coppa? Ma soprattutto il rischio di un’imbarcata ancor più clamorosa di quella patita a Londra, potrà essere assorbita con facilità dall’ambiente interista? Chiaramente non ci sono certezze. La ristrettezza dell’organico inserito in lista Uefa non permette a Stramaccioni grandi variazioni di modulo e d’interpreti. Cassano sarà il naturale terminale offensivo di una formazione infarcita di giovani prospetti. Kovacic, Benassi e Jonathan sono certi di una maglia da titolare insieme a Juan Jesus che salterà per diffida la sfida di campionato contro la Sampdoria. Probabile, data l’esclusione iniziale nel match contro il Bologna, la partenza dal primo minuto di Cambiasso, che potrebbe concedere al trottolino Gargano un turno di riposo in vista di ben più probanti (dal punto di vista della posta in palio) incontri. Proprio la linea mediana nerazzurra è finita sotto la lente d’ingrandimento, anche grazie alle deludenti prestazioni del centrocampista uruguagio in prestito dal Napoli. Dal 2010 ad oggi, infatti, la dirigenza nerazzurra ha vestito i panni della cicala di Esopo, trascurando completamente la programmazione futura del reparto nevralgico del campo. Nel 2010, fischiettando sugli allori del trio Thiago Motta – Cambiasso – Sneijder (senza dimenticare i “rincalzi” Stankovic e Zanetti) Marco Branca e Piero Ausilio hanno decentrato le proprie attenzioni dalla fascia centrale della squadra. Lo scorso inverno ricordiamo la partenza dell’italo-brasiliano, L’estate è finita prima con l’infortunio di Stankovic e poi con la partenza del folletto olandese, quindi la squadra si è ritrovata a vivere un trimestre drammatico con le sole qualità del duo argentino privo, tuttavia della classe necessaria ad orchestrare un’azione. Cosa fare ora? Dimenticare l’Europa League rivestendo i panni della formica e iniziando a lavorare in vista di estati ben più gioiose o continuare a vivere i fasti di un’epoca che non c’è più, ribaltando una coperta eccessivamente corta con rattoppi troppo poco duraturi?


 

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