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Milan Palermo "Rugby" 15 2013
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Facciamo la festa a Patrizio

C’è l’Irlanda, nel giorno del santo patrono d’Irlanda

di Toni Morandi

Sabato all'Olimpico, mentre il mondo sarà concentrato sulla vicenda del Papa “nuovo”, il popolo del rugby per la terza volta quest'anno, si ritroverà per celebrare il rito del Torneo delle Sei Nazioni. L'ultima partita è contro l'Irlanda e per l'Italia c'è la possibilità di chiudere con un secondo risultato di prestigio, facendo diventare quest'edizione del torneo, anche sul piano dei risultati, la migliore di sempre, in caso contrario, rischiamo di finire ancora una volta in ultima posizione, anche se la valutazione della nostra prestazione, non è stata da peggiore delle sei. L'Italia guidata da Jacques Brunel mantiene tutti i tratti psicologici del nostro essere italiani, capaci di grandi imprese, come la vittoria sulla Francia che si pensava fosse la favorita per la vittoria finale, e le cadute pesanti e quasi senza spiegazioni, contro Scozia e Galles, e la quasi vittoria a Twickenham di sabato scorso, contro l'Inghilterra lanciata verso la conquista del Grande Slam. La Nazionale di rugby ha superato il periodo delle onorevoli sconfitte e contro l'Inghilterra è entrate nel campo delle mancate vittorie, ma soprattutto ha cancellato la paura di giocare nel tempio dei maestri inglesi. Dobbiamo maturare nella gestione dei dettagli e della gestione psicologica. La vittoria sulla Francia e la quasi vittoria sull'Inghilterra hanno in comune la scarsa pressione sulla squadra. Nel primo come nel secondo caso, nessuno si aspettava una vittoria, anzi, ci si poteva attendere invece la sconfitta pesante. Nella condizione di chi non aveva niente da perdere, magari con la critica che iniziava a farsi sentire in modo pesante, la squadra ha tirato fuori il meglio. E' quasi nel DNA sportivo di noi italiani, basterebbe guardare ai due ultimi titoli mondiali conquistati dall'Italia del calcio. Nel 1982 in Spagna e nel 2006 in Germania eravamo spacciati, ancora prima di iniziare.

La partita di sabato contro l'Irlanda, sarà difficile da maneggiare, proprio perché ci si attende finalmente la seconda vittoria, perché lo stadio sarà questa volta tutto esaurito, superando l'obiettivo delle 180000 presenze nelle tre partite, confermando la maturità e l'ambizione nel passaggio dal piccolo e ormai senza futuro Flaminio, allo Stadio Olimpico.

A Roma scende un'Irlanda in piena crisi, con anche troppi infortuni alle spalle, ma che non vorrà certo lasciare facilmente una vittoria, oltre tutto nel giorno di San Patrizio. L'Incognita per gli azzurri sta nel recupero dello sforzo di Londra, hanno avuto un giorno in meno, rispetto all'Irlanda che sabato scorso ha pareggiato in casa contro la Francia.

Sarà partita dura, che l'Italia però potrà affrontare con fiducia e all'attacco, mostrando di aver imparato a gestire le situazioni più delicate del match. L'Italia dovrà giocare con l'imperativo di vincere la collisione, nel corpo a corpo dell'uno contro uno, in modo da poter avere dei palloni veloci di qualità, per la fase successiva di gioco, perché il ct Brunel sta costruendo una squadra che non è più solo mischia, ma anche tre quarti e movimento d'attacco. Ma da quando la palla è ovale, sempre le fortune del mediano d'apertura, il numero dieci per intenderci, e dei tre quarti in genere, dipende completamente dalla qualità dei palloni che la mischia riesce a conquistare e a conservare.


 

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