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Inter Juventus "Pietro Mennea" 16 2013
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Addio Mennea… troppo veloce

Il più grande velocista italiano si è dovuto arrendere, dopo una grave malattia

di Beppe Vigani      Addio! Una parola che graffia il cuore di chiunque. Un saluto che miete tristezza e che cambia la vita di chi lo subisce. Per sempre, a volte. Come in questo caso. Addio Pietro Paolo Mennea. Il più grande velocista italiano di tutti i tempi (forse l’atleta più grande che il nostro tricolore ricordi) se n’è andato per sempre. Il tumore al pancreas non perdona. Non ci rimane che spiegare chi era, che cos’ha fatto di così stupefacente, perché sarà ricordato come il più grande. Non basta una pagina, un libro per chi lo conosceva bene. Dell’uomo di Barletta si conosce tutto come atleta, ma dopo il 1988, anno in cui si ritirò dalla pista (dopo ben cinque Olimpiadi), molti persero le sue tracce. Si laureò in scienze politiche, su consiglio di Aldo Moro, allora ministro degli Esteri, e più avanti  conseguì le lauree anche in giurisprudenza, scienze motorie e sportive e lettere. Mennea è stato docente a contratto di Legislazione europea delle attività motorie e sportive presso la Facoltà di Scienze dell'Educazione Motoria dell'Università "Gabriele d'Annunzio" di Chieti-Pescara. Nel 2006 diede vita, insieme con la moglie, alla "Fondazione Pietro Mennea", onlus di carattere filantropico, che effettua donazioni e assistenza sociale ad enti caritatevoli o di ricerca medico-scientifica, associazioni culturali e sportive, attraverso progetti specifici. Lo scopo secondario è di carattere culturale e consiste nel diffondere lo sport e i suoi valori, nonché promuovere la lotta al doping. L’ex velocista fu, inoltre, curatore fallimentare, eurodeputato (a Bruxelles dal 1999 al 2004) e commercialista. È stato, per alcuni mesi, anche direttore generale della Salernitana nell'annata 1998-1999. Nel 2010, insieme con la consorte (entrambi legali con studio a Roma, ubicato vicino al Tribunale Civile), si occupava di class action negli Stati Uniti per difendere alcuni risparmiatori italiani finiti nel crac della Lehman Brothers. Pietro Mennea era stato battezzato “la freccia del Sud”, e onorando il suo nick se n’è andato velocemente. Quando qualcuno lo trovava in ospedale, lui per nascondere la sua malattia, raccontava di essere lì per trovare un amico. Possedeva una forza interiore non comune, una resistenza al dolore sovrumana che lo ha portato a trionfare ovunque, a suon di record. Fisico da impiegato, partenza da mezzofondista eppure nel 1979 stabilì il record del mondo nei 200 m (19.72 a Città del Messico) che durò fino al 1996. A soli vent’anni conquistò la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Monaco nei 100 m, nel 1980 a quelle di Mosca vinse l’oro, sempre nei 200 m. Un prodigio di costanza e forza interiore che lo porterà a farsi un futuro anche in politica. A sessant’anni il suo cuore si è dovuto arrendere. Nella vita come nella morte: andava troppo veloce.


 

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