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Editoriale

di Beppe Vigani

Gli Unni andavano oltre la ferocia, poiché, sin dalla nascita le guance dei bambini erano solcate profondamente con una spada, in modo che il vigore dei peli che appariva a momento opportuno, s’indeboliva ed essi invecchiavano imberbi. Non avevano bisogno né di fuoco né di cibi conditi con aromi, ma solo di radici, di erbe selvatiche e di carne semi cruda di qualsiasi bestia… Anche nel calcio esistono i vandali. Il Barcellona lo avviciniamo al popolo che abitava al di là delle paludi Meotiche, vicino all’Oceano glaciale, solo per pennellare di epica e dare un colore più vivace ad una sfida pallonara.   Certo che gli uomini di Guardiola non mangiano carne cruda, non uccidono, non saccheggiano, ma se vogliamo fare un parallelo, sportivamente parlando, siamo vicini alla ferocia dovuta alla classe, agli schemi dei blaugrana. Al ‘Meazza’ mercoledì scorso si è visto Xavi, l’Attila del Barcellona, che ha scassato le speranze del Milan, che ha avuto il grande merito di combattere a viso aperto. Tornando a termini più consoni del nostro tempo, i catalani hanno fatto calcio, hanno dimostrato di essere i primi della classe, anche se dall’altra parte (bravo Allegri) non hanno trovato la vittima sacrificale. Il calcio italiano è vivo e, nonostante gli Unni, sta tenendo testa a inglesi e tedesche, poiché almeno due squadre si sono qualificate con un turno d’anticipo e il Napoli ha nelle sue mani il proprio destino.  Noi, però, siamo bravi a cadere nell’anonimato in un amen, sfoderando il peggio che abbiamo, proprio nello stesso momento in cui il vento sta soffiando  sul nostro calcio, elevandolo a una potenza assoluta. Nel giorno del match clou c’è la Coppa Italia che morde, che mortifica i nostri sogni, le nostre ambizioni. Da anni nessuno ha capito qualcosa di questa manifestazione. Nessuna competizione nazionale è così snobbata come nel nostro paese. Ancelotti spiegava che era importante solo quando arrivava in finale, altrimenti era inutile sprecare energie. Qualcosa è cambiato (la vincitrice va in Europa League), ma l’interesse è meno di zero. Parlare di Champions e poi rifugiarsi in una coppa che Lega e Federazione hanno di solito nello stanzino delle scope…  che tristezza. In Spagna c’è la Coppa del Re, in Inghilterra la FA Cup, poi la Coppa di Germania, quella di Francia, tutte competizioni che fanno gola a tifosi e club. Qui non succede. Da noi manca appeal, sia nel nome, sia nel calendario. Nessuno ha voglia di studiare una nuova formula. Forse gli ‘scienziati’ del nostro calcio hanno altro cui pensare. Di certo che è sotto gli occhi di tutti. Diceva Socrate: ‘Possiamo perdonare un bambino che ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando gli uomini hanno paura della luce’.


 

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