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Inter Udinese "la partita" 25 2013
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L’ultimo bicchiere nerazzurro

Con l’Udinese a caccia d’Europa, l’Inter guarda con forza al progetto futuro

Emanuele Tramacere      “L'ultimo bicchiere e me ne andrò che non se ne può più di tutte queste storie finte…” cantava così il famoso tifoso nerazzurro Max Pezzali nella sua hit “l’ultimo bicchiere” con una straordinaria nota malinconica verso un mondo che stranamente l’aveva deluso e su cui voleva porre definitivamente la parola fine. Magari! Diranno i più affezionati tifosi nerazzurri, magari questa stagione, arrivata finalmente all’ultimo bicchiere, potesse essere una storia finta, soltanto immaginata o, altrettanto facilmente ed ingenuamente dimenticata. Eppure l’ultima partita di San Siro, contro l’Udinese in questa travagliata stagione non può che essere l’occasione per pensare e ripensare a ciò che questa annata 2012/2013 è stata per l’Inter e non solo. L’ultimo bicchiere in cui rispecchiarsi e rivedere un progetto nato sotto l’entusiasmo e la freschezza di Andrea Stramaccioni, ma che ha perso splendore, smalto e lucidità in virtù delle tante vicissitudini, che hanno appesantito i muscoli e la struttura fisica della maggior parte dei suoi calciatori, sfibrando la resistenza ed i nervi di tutto un ambiente, che proprio malinconicamente può guardarsi alle spalle cercando disperatamente segnali positivi in ottica futura. Il primo ad occuparsi di questo preoccupante flashback è proprio il giovane allenatore nerazzurro, partito con il vento in poppa fin dal ritiro di Pinzolo (località confermata anche per il 2013), ma che ha visto pian piano spegnersi alle sue spalle i favori della sorte, trovandosi, a febbraio inoltrato, a fare i conti con una formazione falcidiata dagli infortuni e con una posizione tutt’altro che salda della sua panchina interista. Tutto parte, ancora una volta, da una fastidiosa parola magica, spesso e volentieri sbandierata in momenti di crisi, ma che è la base delle fortune del club friulano prossimo avversario della Beneamata: progetto. Stramaccioni era il perno centrale del “progetto” di rifondazione nerazzurra partito a fari spenti ad inizio anno ed esploso verticalmente nella serata torinese del 3 novembre, ma che, toccati con mano risultati tutt’altro che attesi ad inizio anno, è andato via via sgretolandosi lasciando scoperto il fianco ad attacchi frontali di critiche e media. In sede di mercato la dirigenza nerazzurra è chiamata quindi a raddrizzare una situazione complicata, in modo da realizzare un progetto tecnico vincente e in grado di supportare le fatiche e gli stress di un’intera stagione vissuta all’interno dei soli confini italici. L’allenatore romano, nonostante le continue smentite e rassicurazioni del presidente Massimo Moratti, rientra a pieno titolo nei discorsi mercato e, come tale soggetto ad opera di revisione. Walter Mazzarri, ormai è noto, scalpita per occupare la scottante panchina nerazzurra, ma dietro di lui scaldano i motori anche altri quotati ed a volte inimmaginabili tecnici provenienti dall’Italia e dal mondo. L’ultimo in ordine di tempo è proprio il prossimo avversario nerazzurro, quel Francesco Guidolin, che a Udine ha trovato il terreno più fertile per impiantare (insieme con i Pozzo) il fertile seme della progettualità. Ma prima di avviare ogni sorta di discorso relativo al mercato e alla prossima stagione, si dovrà fare i conti con l’ultimo bicchiere di questa strana annata. Per la prima volta nelle ultime 8 sfide, il trentasettenne allenatore romano ha la possibilità di schierare in campo un undici titolare non obbligato. Con i recuperi dagli infortuni di Nagatomo, Cassano e Palacio ed i rientri dalle squalifiche di Pereira e Juan Jesus nel reparto mediano ed avanzato della formazione nerazzurra è tornata, infatti, una cauta serenità. La certezza risiederà nel modulo, il 3-5-2, che ha garantito nelle ultime giornate un’apprezzabile vivacità nella manovra offensiva abbinata ad una discreta quadratura fra tutti i reparti. Mancheranno, certamente, gli stimoli della ricerca di un risultato obbligato, ma la voglia di far bene a San Siro nell’ultima uscita stagionale potrebbe creare la giusta atmosfera per fermare la corsa di un’Udinese lanciata verso i confini europei. Francesco Guidolin, ha l’obbligo di confermare sul campo lo straordinario rendimento palesato nelle ultime 8 giornate dalla sua Udinese per centrare sul campo la qualificazione alla prossima Europa League ai danni della Lazio. L’allenatore trevisano è alle prese con l’infortunio rimediato dal suo attaccante principe, Antonio Di Natale, costretto ad abbandonare il campo nella sfida contro l’Atalanta per un problema al ginocchio. Senza il folletto di Napoli, il peso dell’attacco friulano sarà tutto sulle spalle del giovane Luis Muriel, ricercato da diversi club italiani in vista della prossima stagione, che sarà affiancato lungo le fasce da due propulsori che tanto piacciono anche in casa nerazzurra come Dusan Basta e Roberto Pereyra.  Soltanto tre punti in palio, quindi, e la voglia inconfondibile di chiudere la stagione con un’atmosfera di grande festa. Il tempo dei giudizi, per ora, è ancora rimandato con la pagella finale di questa annata che sarà stilata soltanto a campionato concluso. Fino ad allora, qualunque sia il nuovo percorso intrapreso dalla squadra di Massimo Moratti, non resterà altro che la speranza, tornando sempre a Max Pezzali, che il prossimo anno possa avere “un altro finale, tutto migliore” insomma che possa essere per l’Inter “la volta buona”.


 

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