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Bruce Springsteen "Vedi Napoli e poi..."
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Vedi Napoli e poi… canti

Il live di Bruce Springsteen a Napoli è stato di puro rock: canzoni storiche, hit recenti, impreviste cover e “carrambate” coi fan pronti a precipitarsi sul palco. Senza contare la polemica tra il promoter italiano del Boss, Claudio Trotta, e il soprintendente ai Beni Architettonici della città, Giorgio Cozzolino

Severa Bisceglia       C’era anche un sito internet www.springsteenanapoli.it. È rimasta l’emozione, a Napoli. Quelle vibrazioni che solo il Boss sa trasmettere. Bruce Springsteen all’ombra del Vesuvio non si è fatto mancare nulla. Oltre ventimila persone lo hanno applaudito in Piazza del Plebiscito. Lui ha sbottato così: “È bello essere al Sud dell’Italia: io sono del Sud Italia, è bello essere a casa”. Ha attaccato con “O sole Mio”, Springsteen, e ha fatto seguito con altri successi. L’omaggio alla terra d'origine era per suo nonno Antonio. Quasi si è commosso, il Boss, quando ha raccolto tra il pubblico la gigantografia di una foto raffigurante il vecchio Gran Caffé Zerilli di Vico Equense. Là, nella Costiera sorrentina, lavorava la sua famiglia. “It's my resturant”: è il mio ristorante, ha ripetuto emozionato. Aggiungendo in dialetto napoletano: “Vulesse dedica' sta canzone agli amici di Vico Equense, la mia città”. Sono partite così le note di “My Hometown”. Caloroso Boss, che dopo due ore e mezza di concerto, deflagra con “Born in the Usa”.

Il giorno dopo lo hanno visto sul Lago di Como. Quasi a dimenticare quanto è accaduto tra il soprintendente ai Beni architettonici di Napoli, Giorgio Cozzolino, e il suo promoter italiano, Claudio Trotta che ha scritto una lettera aperta al Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray, qui sotto riportata in modo integrale.

LETTERA

Signor Ministro, Signori delle Istituzioni,

in un Paese libero e democratico qual è l’Italia, credo sia giusto evidenziare le criticità di un segmento del sistema burocratico a chi ne impersona la responsabilità e a coloro che in quel sistema sono inevitabilmente coinvolti per il ruolo che rivestono, nel momento in cui le problematiche che da quel pezzo di sistema derivano, anziché sviluppare le virtuosità artistiche e imprenditoriali…, …le avviluppano, le ingarbugliano e le sviliscono, finendo per ritorcersi contro chi cerca di contribuire all’espansione delle opportunità nel proprio Paese. …Le esibizioni degli Artisti e segnatamente quelle di musica popolare contemporanea, sono da considerare una parte significativa e preziosa della cultura dell’umanità che, come tutte le arti umane, va tutelata e protetta. I concerti dei musicisti, anche se non somigliano a un monumento o a un sito archeologico, tuttavia possono assumere le sembianze ideali di una scultura o di un quadro…, Gli Artisti in fondo lavorano così, mediante le loro rappresentazioni artistiche anche dal vivo sui palchi di tutto il mondo da quando esiste il mondo. E così da sempre lavorano quelli che consentono le rappresentazioni degli Artisti: i promoter e i produttori, gli allestitori dei palchi e gli organizzatori, dagli ingegneri preposti alla sicurezza del pubblico fino all’operaio che chiude la porta dell’ultimo bilico che deve partire, quando lo spettacolo è finito da ore e anche l’ultimo degli spettatori ha raggiunto tranquillamente la propria casa dopo essersi goduto lo show. In queste premesse, Signori, è raccolta l’amarezza che chi scrive ha dovuto sopportare nei giorni scorsi durante la preparazione e dopo lo svolgimento di un grande evento - concerto nella città di Napoli, nella meravigliosa Piazza storica del Plebiscito. …Il concerto è stato bellissimo come emerge dalla prima all’ultima recensione apparsa sui media. L’Artista ha incantato gli spettatori nella stupenda cornice del Plebiscito e della Città, senza risparmiarsi nonostante la Piazza non fosse piena. Eppure il Soprintendente ai Beni Culturali della Città ha sentito il bisogno di esternare il suo malcelato protagonismo dichiarando ai giornali, il giorno successivo al concerto, che lui, pur contento dell’esibizione artistica, era convinto del fatto che la Piazza dovesse essere lasciata libera all’accesso del popolo. La risposta, fornita in conferenza stampa appositamente convocata, è stata veemente in primis per ripristinare certe verità dei fatti: la Piazza del Plebiscito è stata concessa per lo svolgimento di un evento – concerto di carattere sicuramente popolare ma anche di levatura culturale; le misure adottate dal soprintendente sono state tardive rispetto al provvedimento autorizzativo – concessorio reso dal Sindaco di Napoli oltre sei mesi prima; le teorie personali del funzionario non possono comportare, per dovere istituzionale e in assenza di rischi oggettivi per l’incolumità dei beni artistici, la rivendica motu proprio di spazi pubblici gestiti dall’amministrazione comunale, né possono imporre il cambiamento in corsa di regole prestabilite; l’imprenditore – organizzatore ha accettato l’alea sulla scorta dell’affidamento riposto nei provvedimenti resi ex ante e non ex post; lo scopo imprenditoriale non appartiene alle valutazioni di un funzionario dello Stato che riveste quel ruolo per motivi di competenza diversa e specifica in relazione alla tutela dei beni artistici, e che mai dovrebbe andare in conflitto con qualsiasi manifestazione di oggettivo riconoscimento culturale.

Inoltre l’intento perseguito dalla scelta di svolgere un evento unico nel Meridione d’Italia, era dichiaratamente anche quello di esaltare le bellezze e la storia della Città di Napoli e dei suoi luoghi meravigliosi, e tale intento è stato certamente raggiunto nel corso degli ultimi mesi, considerando la pubblicità e la veicolazione del concerto e del luogo del concerto; a questo si aggiunge che ogni evento del genere comporta il naturale coinvolgimento di un indotto lavorativo e di partecipazione locale di certo non trascurabile, specie in periodo economico di crisi sociale.

Infine il messaggio positivo lanciato tout court dalla manifestazione è certamente il dato di fatto più importante, se si considera il rilievo mediatico ottenuto dalla perfetta riuscita dell’evento, che ha dimostrato come anche nel Sud d’Italia esistano capacità e competenze organizzative tali da rendere realizzabile ogni altra opportunità per questa parte d’Italia, solitamente trascurata dalle grandi organizzazioni che preferiscono altre zone del Paese meno difficili.

Per fortuna le parole pronunciate sul palco dall’Artista, che si è orgogliosamente dichiarato Uomo del Sud, hanno lasciato certamente un segno delle qualità della Città di Napoli molto più incisivo rispetto a quelle di chi istituzionalmente sarebbe preposto a doverle tutelare.

L’auspicio è che questa lettera possa toccare le giuste corde per risolvere conflitti inutili e ricreare l’armonia spezzata da travisamenti e divisioni.

Mi piace chiudere questa mia con il pensiero che gli eventi culturali e musicali nutrono la memoria degli esseri umani e alimentano il loro futuro.

Con ogni cordialità.

Milano, 27 maggio 2013

Claudio Trotta


 

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