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Jovanotti "Jovanotti e..." 27 2013
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Jovanotti e… Cherubini

Il cantante romano si esibirà al Meazza volando dalle canzoni che lo hanno lanciato fino ai motivi che lo hanno definitivamente consacrato

Beppe Vigani       Piace pensare di Jovanotti che sia un menestrello o un cantore da angoli di strada oppure di bistrot, soffocati da luce pallida e immersi in nuvole di fumo, come in una partita a poker. Un quadro d'epoca, magari naif, che sussurra parole d'amore o litanie per cuori solitari. Lorenzo Cherubini è tutto questo e, anzi, anche di più. Dal ragazzotto che piaceva ai paninari a un cantante impegnato, con testi duri, spessi come pietre a pezzi d'amore, di dolcezza struggente. Da Gimme five a La mia moto, a Non m'annoio a Ragazzo fortunato, fino a Penso positivo, una canzone che pian piano cambia pelle al cantante romano, divenuto ormai un'icona dell’hip hop italico. Le sperimentazioni musicali continuano, fino a prese di posizione che ricordano scuole di pensiero sulla convivenza delle religioni e che in realtà erano già state annunciate nel precedente disco Ho perso la direzione. Ma è nel '97 che Jovanotti ha una rivoluzione nello stile musicale di Jovanotti; vi dominano elementi di musica etnica e di world music, e un ulteriore approfondimento dei testi come a Questa è la mia casa, una sorta di moderno Cantico delle creature multireligioso, o alla lirica introspezione de La linea d'ombra ispirata a The Shadow Line di Joseph Conrad. Parlare di Jovanotti non è semplice, come per qualcuno è logico pensare. Per una questione di logica, introspezione e crescita artistica del puledro lanciato da Cecchetto in quel magic-moment degli ultimi anni Ottanta. Poi l’incontro con Fiorello, il sodalizio con Max Pezzali. Irriverente e scanzonato a impegnato e molto profondo, il cantante romano ha avuto anche la fortuna (o sfortuna) di esibirsi sul palcoscenico più elegante e più pataccaro del mondo, cioè il Festival di Sanremo (nel 1989 con La mia moto). Un palcoscenico, quello dell’Ariston, che spesso è caduto nel ridicolo, tanto da augurarsi che una canzone non vinca, se non sono antipatici i soldi. Non è leggenda metropolitana sostenere che vincere a Sanremo fa il paio  con dimenticatoio. Gilda, Mino Vergnaghi, Tiziana Rivale, I Jalisse tanto per citarne qualcuno, potrebbero confermare la tesi, divenuta quasi apodittica. Al momento stiamo ancora aspettando l’esplosione dei Carta, Scanu e Mengoni. Il tour di Jovanotti (iniziato dodici giorni fa allo stadio Conero di Ancona), che sbarca a Milano, unica sede in cui ci saranno due date, si snoda su tredici concerti in dodici città, tutti sold out. Più di quanto avesse pronosticato il cantante che prima del debutto, allo stadio del Conero di Ancona ha detto: “Vi stupirò con uno show a metà tra Bruce Springsteen e Stanley Kubrick”. Promessa da boy-scout poiché ha fatto le cose davvero in grande. Allo stadio Meazza si potrà vedere alle sue spalle uno schermo da 500 metri quadrati sul quale proiettare filmati digitali, attorno a lui un mastodontico palco a forma di U sul quale scatenarsi mentre canta le (ben) 32 canzoni in scaletta. Canterà tutti i suoi successi. Si potranno gustare tutte le canzoni che hanno tenuto a battesimo almeno una generazione, fino alle ultime esperienze. In questo concerto si vedrà la metamorfosi di uomo e cantautore di Lorenzo Cherubini, la crescita, fino all’esplosione. Senza rinnegare nulla. La cosa più importante!


 

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