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Editoriale 21
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di Beppe Vigani

E’ un momento epocale. Non solo politico. Tutto ci gira intorno, vagamente ce ne accorgiamo. Si sprecano i luoghi comuni, calpestiamo un piede chiediamo scusa, stracciamo i sentimenti facciamo finta di nulla. Non vi sono mezze misure. O di qua o di là. O nero o bianco. Nella vita, nello sport. Lasciamo fuori la politica altrimenti facciamo notte. Scriviamo di ciò che sappiamo, o presumiamo di sapere. La nostra Milano ci sta facendo impazzire. Il traffico questa volta c’entra ben poco. Il calcio è il nostro pane, lo dividiamo con Voi. La Nazionale di Cesare Prandelli comincia a dar fastidio. La qualificazione in pantofole e in accappatoio all’Europeo 2012 non è passata inosservata. Attrezziamoci di speranze e sogni: chissà se il ct riuscirà a rinverdire l’unica gioia firmata dall’Italia in un Europeo. Correva l’anno 1968, il mondo era ancora in bianco e nero. Avremo modo di discuterne.

Partiamo dalle parole Michel Platini,

presidente della Uefa, che in un'intervista ad Al Jazeera si è espresso sull'ipotesi relativa a una collocazione 'anomala' dei Mondiali in programma in Qatar nel 2022. "Per l'organizzazione non sarebbe un problema giocarli d'inverno – ha recitato le Roi -. Come potrebbe recarsi la gente in Qatar a giugno con temperature di 50 ° C? Se la gente non viene e non si diverte, non va bene. I Mondiali sono la cosa più importante’. La cosa più inquietante l’ha rivelata dopo: ‘Io ho votato per il Qatar perché penso che sia bello portare i Mondiali in un paese che non li ha mai organizzati". Vorremmo rispondere che non è obbligatorio fare i Mondiali in Qatar. Non è un discorso di promozione, ma economico. Spero solo che Platini non pensi che la gente abbia la sveglia al collo. ‘Pecunia non olet’. Per i soldi in questo mondo si potrebbe fare di tutto.  Chiediamo al numero uno dell’Uefa se la decisione di fare i Mondiali in Sudafrica sia stata una scelta felice?  Proviamo fare un giro negli stadi sudafricani? L’FNB Stadium, di Johannesburg, Il Green Point di Città del Capo, Il Moses Mabhida di Durban, l’Ellis Park di Johannesburg, il Loftus Versfeld di Pretoria, il Nelson Mandela Bay Stadium, il Peter Mokaba di Polokwane, il Mbombela di Nelspruit, il Free State di Bloemfontein, il Royal Bafokeng di Rustenburg. Cattedrali in mezzo al deserto, cadaveri eccellenti, nominati uno dopo l’altro, come vittime di guerra. Nessuno è divenatato ricco, a parte le ditte appaltatrici, che hanno sfruttato lavoratori, incuranti di norme sulla sicurezza. Non èntriamo in merito agli infortuni, questo lasciamolo fare a Report o a qualche altra trasmissione che ha la nostra considerazione. Il Qatar sarà l’ennesimo fallimento. E non solo per campionati che saranno completamente rivoluzionati. Ma per quello che tutti noi chiamiamo buon senso. Se in Italia gli stadi sono da rifare, nella stanza dei bottoni della Fifa qualcuno è da legare.


 

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