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Inter Verona "Pietro Fanna l'intervista"
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INTERVISTA A PIETRO FANNA

Il Verona vuole sorprendere l’Inter

Sarà partita aperta, con un’Inter ancora in costruzione

Emanuele Tramacere            Ala destra in grado di svariare su ambo i fronti del campo, era dotato di tecnica, velocità e fantasia. Pietro Fanna non è mai riuscito a rendere al 100% in grandi piazze, bensì è riuscito nel processo opposto: rendere grandi compagini di medio livello, dove poteva essere spesso coinvolto nel gioco della squadra. Si parla del magico Verona, quello guidato da Osvaldo Bagnoli, capace di vincere lo scudetto rimasto impresso nella storia come l’ultimo vinto in una piazza diversa da Roma, Torino o Milano. A Milano, all’Inter, Fanna è stato anche uno dei comprimari più importanti a disposizione di Giovanni Trapattoni che, nell’annata ’88-’89 consegnò alla storia il cosiddetto “Scudetto dei Record”. Appesi gli scarpini al chiodo, intraprese la carriera da allenatore arrivando, salvo poi fermarsi, ad essere il vice allenatore di quello che, oggi, è il selezionatore della nazionale italiana di calcio: Cesare Prandelli

Che partita si aspetta di vedere a San Siro?

Mi aspetto di vedere una partita affrontata in maniera tranquilla e serena dal Verona, che sta giocando bene e che sta meritando i punti conquistati e, quindi, per l’Inter non sarà per niente facile. E’ una gara in cui l’Inter dovrà fare molta attenzione, soprattutto al reparto avanzato del Verona guidato da Luca Toni, che è forse il simbolo di questo Verona, una squadra che vuole stupire in positivo anche gli scettici. Sarà, una bella partita, giocata a viso aperto da entrambe le squadre.

Inter bisognosa di punti, dopo 3 risultati non positivi. Cosa è cambiato dall’inizio sprint di questa squadra ad oggi?

L’Inter è una squadra che sta cambiando pelle, con tanti elementi che, come ad esempio i senatori, a fine anno probabilmente non saranno neanche più all’interno della squadra. Accanto a loro ci sono giovani interessanti che però hanno bisogno di crescere, nonostante tutti noi abbiamo fretta. Mazzarri sta portando la sua esperienza, ovviamente, ma ci vorrà del tempo e, probabilmente, anche qualche giocatore nuovo più avanti. Non si può pretendere oggi che sia da primi posti, perché è ancora in costruzione e per costruzione intendo qualche anno.

Campagnaro probabilmente non sarà della partita. E’ lui l’uomo chiave per ridare equilibrio a questa squadra?

Più che uomo chiave, che mi sembra un po’ esagerato, mi sembra un calciatore che Mazzarri conosce alla perfezione e, proprio per questo motivo, può dare delle garanzie in più. Questo genere di giocatori, che hanno determinazione, voglia di lottare, fare gruppo, sono fondamentali per l’allenatore e per questo Campagnaro può essere importante. Per Mazzarri, però, non dimentichiamoci che l’importante non è il singolo, bensì il collettivo.

La sorpresa di questo campionato è il Verona di Mandorlini, qual è il segreto di questa squadra? Può potenzialmente ripetere la stagione dello scudetto di Osvaldo Bagnoli?

Ma, in realtà è meglio evitare proprio i paragoni, perché nel calcio è cambiato tutto da allora. Se devo fare un confronto, però, sceglierei non l’annata dello scudetto, bensì quello prima l’annata 82’-83’. Un’annata in cui il Verona è salito in Serie A, abbiamo stupito, fatto un quarto posto con l’Uefa a fine stagione. Era un gruppo solido salito dalla serie B, con l’innesto di 6 o 7 nuovi calciatori che portavano esperienza. Il Verona deve guardarsi alle spalle finchè non ci sarà una classifica che dà garanzie, poi, si potrà divertire e vedremo dove potrà arrivare. Entrare in Europa sarebbe come vincere lo scudetto.

E’ stato il vice di Prandelli a Verona e Venezia. Consiglierebbe Jorginho per la nazionale? E’ pronto per una big come l’Inter

E’ un giocatore giovane, deve crescere, seppur abbia già buone potenzialità. Ha bisogno di tempo, sicuramente, e per questo io credo che per la nazionale sia ancora troppo presto. Non ragione in base alla nazionalità, credo che sarà lui a dover scegliere alla fine, ma se considerassi l’annata, che è quella che porterà al mondiale, credo che sia troppo vicino per poter fare degli esperimenti. Per Jorginho il futuro in una big è certo. È veramente sulla buona squadra per giocarci e questo lo porterà, probabilmente anche alla nazionale.

Cosa ne pensa della trattativa Thohir-Moratti?

È una strada tracciata e credo sia solo l’inizio. Ai miei tempi si parlava solo di calciatori, ora si muovono anche i presidenti. Può esserci la possibilità che portino una cultura differente dalla nostra e potrebbe essere positivo. Moratti ha fatto la storia, e il calcio italiano ha goduto di presidenti mecenati come lui, però la globalizzazione c’è nel mondo, è impensabile che non rientri anche nel calcio.


 

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