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Milan Genoa "Editoriale di Beppe Vigani" 39 2013
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Beppe Vigani

Angelino Alfano. Uno furbo. Attento, però. Stadi di proprietà, attività all’interno e tessera del tifoso da rivedere sono il suo vangelo. E’ roba di pochi giorni fa. Ora c’è da vedere tra decreti, commissioni e sottocommissioni, tra una riunione e l’altra quanto tempo passerà. Intanto, lui può dire: “Io l’avevo detto”. Furbo Angelino. Stiamo sereni e parliamo di calcio. Il Milan riceve il Genoa. L’attacco dei rossoneri fa piangere: appena 9 gol (3 Balotelli, 2 Robinho e Birsa, 1 Matri e Kakà) in 2800 minuti. Roba da trovare portieri con costante paresi, tanto non c’è pericolo. Pepito Rossi ne ha realizzati 11 in 890 minuti giocati. Oggi è facile sparare sugli Allegri-boys, che, però, hanno anche le loro colpe. Una volta erano robe da ricchi, oggi gli stessi sono infelici e neanche tanto ottimisti. Il tecnico livornese ha le ore contate, Adriano Galliani vive con la sveglia attorno al collo, mentre Barbara Berlusconi sogna in grande. Vuole Paolo Maldini al suo fianco (buongustaia). Una che ha avuto Pato ritrovarsi con un mostro sacro del genere è come dire dal gianduia alla cioccolata della macchinetta. Meglio ridere che fare drammi, ma la partita contro il Genoa è più importante della qualificazione agli ottavi di Champions League. Ciò che arriva in Europa è tutto grasso che cola, ma chi avrebbe pensato ad un Diavolo così scornato nelle prime partite di campionato? Neanche le previsioni più pessimistiche regalavano scenari così liturgici e pieni di dracma. Contro il Grifone ritorna Mario Balotelli, l’unico con Kakà capace di spostare gli equilibri. Il tifoso rossonero sta aspettando che Alessandro Matri si sblocchi e che Niang, magari, si muova di meno e faccia pesare di più quel talento che sembra avere, ma che nessuno ancora ha visto. Ora l’alibi degli infortuni è terminato. Non c’è più tempo di leccarsi le ferite. I tre punti stanno diventando la manna in mezzo al deserto. Visti i gravi problemi d’equilibrio che la società rossonera sta manifestando, ora tocca veramente ai giocatori fare la differenza. Abbiati, De Jong, Montolivo, Robinho, Mexes e compagnia hanno la dignità di sentirsi ugualmente colpevoli di questo status quo? Potrebbe essere il diapason di una nuova avventura, perché “Non c'è lavoro che un uomo possa fare che non sia dignitoso, se lo fa nel modo giusto”.  Lo diceva Bill Cosby.


 

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