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Milan Roma "Arte" 42 2013
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Il ‘600 illumina Brera

Mostra di enorme significato artistico quella esposta alla Pinacoteca

di Marby

La Pinacoteca di Brera presenta fino al 12 gennaio 2014, una parte dei dipinti dell’ingente patrimonio artistico dei principali pittori protagonisti del ‘600 lombardo. La mostra si divide in 6 sezioni, di cui nella prima sala i dipinti da chiesa e da quadreria, nella seconda le pale d’altare, nella terza i soggetti sacri di piccolo e medio formato, nella quarta i ritratti, in quella successiva i dipinti per la Sala dei Senatori in Palazzo ducale e infine nell’ultima sala, i disegni preparatori alle opere pittoriche di alcuni artisti in mostra. Non si tratta solo di una mostra, ma di una doverosa riconsegna al grande pubblico di un patrimonio artistico corredato di opere lombarde del XVII secolo in massima parte restaurate negli ultimi decenni con finanziamenti privati e ministeriali e  conservato normalmente nei depositi per la drammatica mancanza di spazio del museo. Ma veniamo alla mostra e al suo contesto storico: la pittura lombarda del ‘600 è legata alla personalità di Carlo Borromeo, rivoluzionario arcivescovo cattolico e cardinale , canonizzato intorno al 1600. L’arcivescovo si assumerà il compito di regolarizzare le immagini dentro e fuori le chiese, mettendo in atto quanto il Concilio di Trento aveva deciso: affidare ai vescovi il compito di controllare le immagini, prima della loro diffusione per il rinnovato pensiero religioso. D’altra parte è attraverso il Concilio di Trento che venne definita la riforma della chiesa cattolica detta “Controriforma”, in reazione alla dottrine del calvinismo e del luteranesimo del Nord Europa definita “riforma protestante”. La riforma della chiesa cattolica vede nell’arte sacra l’opportunità di parlare al popolo della fede e nelle rappresentazioni pittoriche con gli effetti luministici e prospettici che preannunciano lo stile barocco, la possibilità di tener viva l’attenzione al dipinto attraverso un nuovo linguaggio più drammatico ed espressivo. Le immagini sacre non sono più costruite con un ‘impostazione predeterminata come negli stili dei secoli precedenti ma diventano immagini meno idealizzate e più aderenti alla realtà anche se sacre. D’altra parte in Lombardia si sviluppa una cultura artistica caratterizzata dall’arte di Caravaggio che a metà del Cinquecento propone opere di vero realismo, con l’uso della luce e tagli dell’immagine accompagnati da soggetti popolari o sacri mai visti rappresentati così prima di allora. La lezione del Caravaggio farà da tramite a quella che sarà poi l’arte sacra del ‘600 lombardo che non godette mai di particolare fama, ed era anzi considerata tradizionalmente un  fenomeno meno importante della pittura emiliana e di quella napoletana e fiorentina. Interessante anche notare l’unica pittrice in mostra, Madonna Fede Galizia, pittrice milanese (Milano, 1578-Milano 1630). Conosciuta per i ritratti e le nature morte. Si dedica anche all’arte sacra e in mostra si trova la sua opera più rappresentativa  dal titolo “Noli me Tangere”. Per concludere, una mostra da non perdere anche per la selezione di opere presentata che comprende 46 dipinti di grande formato difficilmente movimentabili al di fuori del circuito del museo, di questi ben ventuno saranno i dipinti destinati ad essere esposti nel futuro progetto museale denominato “Grande Brera”.


 

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