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Re per un giorno

Il difensore è convinto che il Milano ha tutti i requisiti per arrivare fino in fondo. E se arrivasse lo straniero…

di Beppe Vigani

I successi dell’Hockey Milano passano tutti dalla difesa. Una retroguardia granitica che quando si chiude a riccio diventa impenetrabile. I rossoblu sono la squadra meno battuta, nonostante sia dietro all’Egna, reduce da prestazioni non proprio da ricordare. Alessandro Re è uno dei protagonisti della “linea Maginot” dei ragazzi di coach Massimo Da Rin. Il venticinquenne, difensore dei rossoblu, definisce il match contro il Caldaro un momento importante della stagione.

Alessandro, sembra che la squadra sia migliorata nelle ultime partite…

“È vero. Siamo cresciuti, abbiamo la consapevolezza di giocarcela con tutti. Abbiamo giocato ottime partite, soprattutto le ultime. Il gruppo c’è e possiamo andare davvero lontano. Dobbiamo solo crederci di più. Ci manca ancora un po’ di continuità. Ma il gruppo è maturo”.

La difesa è cresciuta davvero tanto in questa stagione, come mai?

“Ci sono diversi motivi. Uno dei quali è che a far coppia con Della Bella abbiamo un ottimo goalie che ci ha fatto fare un salto di qualità. Non è solo questo. La squadra è anche cresciuta tatticamente, è maturata e poi lo zoccolo duro si è amalgamato ancora di più. Questo è il segreto”.

Pensa che questa squadra sia sufficiente per puntare al traguardo massimo?

“Per giocarcela con tutti questa squadra, secondo il mio punto di vista, va bene così, ma se vogliamo il top, c’è bisogna di un altro straniero. Questo, però, è un mio pensiero, poi sarà la società a fare le debite valutazioni”.

Ve la giocate con tutte, ma con il Merano ve la fate addosso. Perché?

“Noi non ce la facciamo addosso con nessuno. E’ offensivo dire questo. Diciamo che questo può essere un limite per noi. Mi spiego. Loro fanno un brutto gioco sul ghiaccio, non mi piace per niente e noi lo soffriamo troppo. Sembra quasi che noi non accettiamo il loro non-gioco e, a volte, perdiamo la testa, cadiamo nelle loro provocazioni. Loro istigano, giocano sporco, sono sempre per terra, noi ci innervosiamo e loro vincono. Dobbiamo crescere in questo. Loro hanno perso con chiunque, contro di noi vanno a nozze. Noi dobbiamo riuscire a fare il nostro gioco senza farci irretire. Le cifre ci danno sempre ragione con loro, poi, però, perdiamo. Pazzesco…”.

Parliamo del coach.. E’ davvero così bravo?

“Sembra scontato che io dica questo. Con lui c’è un feeling innato, sin dall’inizio. È uno che è entrato nella pelle di ogni giocatore, è uno che trasmette le cose con il cuore e noi lo apprezziamo tantissimo. Non è solo un coach, è uno di noi. Ci trasmette energia, positività: insomma è la nostra pelle”.

Cosa vorrebbe dire vincere col Caldaro?

“Aumentare ancora di più la nostra consapevolezza, ma soprattutto quell’iniezione di fiducia che ci serve per andare lontano. Molto lontano…”.


 

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