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Milan Atalanta "Arte" 1 2014
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L’armonia del Cinquecento di Raffaello

La Madonna di Foligno a Palazzo Marino a Milano

di Marby

La Madonna di Foligno, una delle più celebri pale d'altare del 500, sarà esposta al pubblico ancora per una settimana. Il lavoro fu commissionato a Raffaello da Sigismondo de Conti, segretario del papa Giulio II. L'opera di grosse dimensioni, olio su tavola trasportata su tela, 320 × 194 cm, proviene dalla Pinacoteca Vaticana, ed è stata prestata al Comune di Milano che ha allestito l'opera nella sala Alessi di Palazzo Marino. L'iniziativa, resa possibile da un grosso contributo dell'Eni, fa parte degli eventi volti a far conoscere al grande pubblico l'importanza dei nostri beni culturali. L’ingresso è gratuito e la Pala può essere ammirata fino al 14 gennaio 2014. Scrisse Giorgio Vasari, biografo del '500 a proposito della Madonna di Foligno che "Raffaello, stimolato da' prieghi d'un cameriere di Papa Giulio, dipinse la tavola dello altar maggiore di Araceli, nella quale fece una nostra Donna in aria, con un paese bellissimo, un San Giovanni et un San Francesco, e San Girolamo ritratto da Cardinale; nella qual  Nostra Donna è una umiltà e modestia veramente da Madre di Cristo; ed il putto è con bella attitudine scherzando col manto della Madonna". Vasari notava che Raffaello, aveva dipinto la Madonna di Foligno, con quella grazia e armonia caratteristica del secolo in cui stava vivendo, dove si portavano a termine tutti gli studi sull’arte della proporzione e della bellezza canonizzata che già nel Rinascimento avevano tratto la loro origine. Così si tornava all’arte classica, con un tocco in più di umanità, e il putto che scherza con il mantello della madre-madonna ne è un esempio. La Pala inizialmente destinata alla Basilica di Santa Maria in Aracoeli, fu poi trasferita alla chiesa di Sant’Anna a Foligno. La Madonna è ispirata a una storia denominata ‘Legenda Aurea’: la Vergine e il suo Bambino sarebbero apparsi all’imperatore Augusto, davanti al disco solare, circondati da tanti angeli alle spalle. Augusto li avrebbe quindi consacrati riconoscendone la grandezza spirituale. Nel dipinto sono rappresentati, come spettatori della sacra visione, San Giovanni Battista, San Francesco d’Assisi, il committente e San Girolamo, considerato quest’ultimo come primo segretario pontificio. Sullo sfondo si può anche intravedere un corpo infuocato che sta per cadere su una casa: il riferimento è a un fatto realmente accaduto, quando un fulmine, pur colpendo la casa di Sigismondo de’ Conti, a Foligno, non recò danni alla stessa e nemmeno all’incolumità del suo proprietario. Lo stesso de’ Conti interpretò quanto accaduto come un miracolo. Questa è comunque l’opera che consacrò Raffaello “bravo artista”. Lui che, nel frattempo, aveva come antagonista il grande Michelangelo, che soggiornava a Roma per le commissioni che riceveva da Papa Giulio II, e Leonardo da cui sicuramente aveva imparato la prospettiva aerea o meglio l’arte di costruire il paesaggio retrostante con la tecnica particolare di far sentire i piani sfalsati con ombre azzurrate per dare il senso della profondità. Raffaello, anche se aveva un bel da fare con i grandi due pittori rivali, lui che era nato a Urbino nel 1483, aveva già appreso l’arte dell’armonia solo da quella città, dove dopo un periodo di apprendistato a casa del suo stesso padre, Giovanni, anch’egli pittore, adolescente era andato a scuola dal Perugino, noto pittore umbro. Dopo quell’apprendistato, Raffaello soggiornò a Città di Castello e realizzò la celebre opera nominata “Sposalizio della Vergine”, esposta alla Pinacoteca di Brera. Del periodo fiorentino va ricordata la “Madonna del Carmellino”; seguirono poi numerose commissioni, oltre che dall’Umbria, anche dalle Marche. Il periodo fondamentale dell’artista, però, coincise col suo arrivo a Roma. Chiamato in seguito dal Pontefice Giulio II su suggerimento di Bramante, egli si distinse anche come architetto, per i lavori della Basilica di San Pietro, eseguiti sulla base dei principi enunciati da Vitruvio nell’opera “De architettura”. L’ultima grande opera del periodo romano fu la “Trasfigurazione”, realizzata per il cardinale Giulio De’ Medici per la cattedrale di Narbona. Raffaello morì all’età di soli 37 anni a Roma, dove fu sepolto il 6 aprile 1520.

La mostra è allestita secondo un percorso multimediale con le suggestive musiche di:

 Magister Perotinus: “Beata Viscera”

 Giovanni Gabrieli: “Exaudi me Domine”

 Gustav Mahler: da “Rucker – Lieder : Ich bin der Welt abhanden gekommen”

 Richard Strauss: “Der Abend”

 Maurice Ravel: da “Trois chansons pour choeur mixte: “Trois beaux oiseaux du paradis”

Gyorgy Ligeti: “Lux Aeterna per 16 voci”

 Peter Maxwell Davies: “Lullabye for Lucy”

INFO

Dal 28 Novembre 2013 al 12 Gennaio 2014

MILANO

LUOGO: Palazzo Marino

CURATORI: Valeria Merlini, Daniela Storti

ENTI PROMOTORI:MiBACT, Comune di Milano, Musei Vaticani, Eni

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 8845015002 45479017

E-MAIL INFO:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

SITO UFFICIALE: http://www.comune.milano.it


 

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