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Milan Atalanta "Editoriale" 1 2014
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di Beppe Vigani                  Il 2014 è cominciato come una sorta di “Mezzogiorno di fuoco”. Da una parte il calciomercato che comincia a servire curiosità, illusioni e, chissà mai, soddisfazioni per qualcuno, dall’altra le condizioni di Michael Schumacher che stanno preoccupando milioni di appassionati, da un’altra parte, invece, il direttore generale del Milan Ariedo Braida è messo alla porta, dopo 28 anni. Lo tsunami Barbara sta producendo i primi effetti. Crediamo che il dirigente di Precenicco sia stato la vera chiave dei successi del club rossonero. Fu lui a visionare per primo e quindi a portare a vestire la casacca del Milan Marco Van Basten e Andriy Shevchenko. Poi tanti altri giocatori e tanti successi che l’hanno incoronato come uno dei dirigenti più importanti e vincenti nel mondo del calcio. Il tempo passa, gli uomini anche, ma la maglia rimane. Con tutti i suoi difetti. Parliamo anche di campionato. Lazio-Inter chiuderà la penultima giornata d’andata, il giorno prima la Juventus avrà detto se sarà la regina incontrastata anche di questa stagione. La prima giornata di campionato di questo nuovo anno darà ragione ancora una volta ad Adriano Galliani: Allegri ha mangiato anche il panettone del 2013, il quarto da rossonero. Contro l’Atalanta il comandamento è vincere, non importa come. Non serve cambiarsi d’abito, ormai bisogna salvare il salvabile. In nove trasferte sin qui disputate, i bergamaschi hanno perso in ben sette occasioni, oltre a un pareggio e una vittoria; una situazione che è di buon augurio: la speranza è salva. Terminiamo questo primo pensiero dell’anno con un grande augurio a Schumi, che il 29 dicembre è stato vittima di un incidente sugli sci: è caduto mentre si cimentava in un fuori pista a Meribel, località delle Alpi francesi, dove possiede una casa. Uno dei più grandi della F1 sta rischiando di lasciarci le penne: così come capitò a Didier Pironi, Clay Regazzoni, Patrick Depailler, per citarne qualcuno, i quali finita la carriera, trovarono sfogo alla propria adrenalina in altri sport, altrettanti pericolosi con esiti molto sfortunati. Il tedesco non avrebbe osato tanto, ma una delle sue tante passioni gli sta costando cara. E’ giusto dedicargli una nostra dedica. Purtroppo dobbiamo rifugiarci nella frase del drammaturgo irlandese Samuel Beckett (anch’esso scomparso per la gioia di chi non ama la memoria dei morti) per non rendere vane queste righe: “Niente è di più ridicolo della disgrazia, altrui naturalmente”. Buon anno, naturalmente.


 

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