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ECCLESTONE NELLA BUFERA

Il patron della F1 nei guai per corruzione

Debora Cheli              Sembrava che niente potesse spodestare il numero uno del Circus, nemmeno l'età, ormai avanzata,  poneva limiti all'arzillo ottantatrenne Bernie Ecclestone. Poi giovedi 16 gennaio è arrivata la notizia del rinvio a giudizio e l'avvio di un processo in Germania a suo carico, che dovrebbe iniziare a fine aprile, per corruzione ed istigazione alla frode nei confronti di un ex banchiere tedesco. Il miliardario britannico rischierebbe una pena di 10 anni. L'azione penale si è resa infatti necessaria dopo le accuse di Gerhard Gribkowsky, il quale avrebbe ricevuto una cospicua somma di denaro (35 milioni di euro) da Ecclestone. L'affair vede la luce nel 2006 e riguarda la vendita dei diritti della categoria regina dei motori, dalla banca tedesca Bayern LB al fondo d'investimenti britannico CVC, transazione che all'epoca era affidata proprio a Gribkowsky. La somma che CVC ha versato all'istituto di credito bavarese si aggira sugli 839 milioni di dollari, ma nel conto finale mancherebbe un'importante quantità di denaro che sarebbe finita nelle tasche dell'allora direttore della banca tedesca. Per giustificare una tale cifra, Gribkowsky ha dichiarato ai giudici del tribunale di Monaco di Baviera che si tratterebbe di una tangente pagatagli da Ecclestone per agevolare l'operazione. La giustizia tedesca ha già condannato l'ex dirigente a 8 anni e mezzo di reclusione, ora toccherà a Bernie dimostrare la propria innocenza. Per tutta risposta, il patron ha immediatamente rassegnato le dimissioni dal consiglio di amministrazione della Delta Topco, la holding che gestisce il Circus. Subito dopo la diffusione della notizia si era riunito il board della società, alla presenza della CVC quale azionista di maggioranza e di altri protagonisti come il Presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo. Nel meeting è stato precisato un ridimensionamento di Ecclestone sul piano economico e nella gestione dei contratti, ma non la sua esclusione dalla governance della Formula 1. Non si tratta quindi di un cambiamento radicale, ma è palese l'inizio di un periodo di transizione che porterà all'inevitabile uscita di scena dell'eclettico Bernie. Non è affatto la prima volta che il magnate inglese si trova al centro di scandali finanziari. Già nel novembre scorso, Ecclestone aveva confessato all'Alta Corte di Londra di aver pagato almeno 10 milioni di dollari a diverse scuderie per convincerle a firmare il Patto della Concordia nel lontano 1998, attraverso il quale si imponevano nuove regole e rapporti commerciali fra i team partecipanti al campionato, la FIA e la società che gestiva i ricavi all'interno della massima categoria automobilistica. Un accordo che non piaceva ad alcune squadre, tanto da spingere il patron ad elargire ricche tangenti ai team principal per chiudere il contratto in tutta fretta ed assicurarsi introiti milionari per gli anni a venire. Fra i nomi dei direttori sportivi coinvolti spiccano quelli di Alain Prost, Eddie Jordan e Tom Walkinshaw (Arrow), all'epoca responsabili dei rispettivi team.


 

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