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L’Editoriale

di Beppe Vigani

Il calcio frigge, la fiamma viva della realtà divora la credibilità. Il “Tavolo della Pace”, fischi sbagliati, “imputatevi alzatevi”, gol fatti anzi no, Mondiali in Qatar, in Lapponia e forse su Marte. Tv padrona, milioni di euro in vacanza, pronti a essere prelevati e messi nelle tasche bucate. Legge 91, tifosi a capo chino e imbelli, file ai tornelli, tessera del tifoso, parcheggi abusivi cari come il fuoco, stadi fuorilegge… La lista si allunga, roba da pensare al Subbuteo. Chi non ha mai giocato a questo straordinario passatempo? In fila indiana proviamo a mettere in ordine alcune cose. Soleva dire Leo Longanesi, editore e giornalista: “Se c'è una cosa in Italia che funziona è il disordine”. Potremmo citare l’“Elogio del Disordine” di Zenone, ma ci metteremmo nelle mani della dietrologia e della retorica, che ci sgretolerebbero in un amen. Ultimamente la tv è una nemica. Il mio televisore è rotto ed erro alla ricerca di qualche amico che elemosina un po’ di sapere calcistico. Lunedì 12 dicembre 2011 Roma-Juventus: 45.000 spettatori. Che tristezza… Una delle partite più suggestive, che hanno contribuito a scrivere pagine leggendarie di questo sport, trattata come la “disfida di Barletta” (duello tenutosi il 13 febbraio 1503 nella piana tra Corato ed Andria, in territorio di Trani (sotto giurisdizione veneziana), fra tredici cavalieri italiani (sotto l'egida spagnola) e altrettanti cavalieri francesi, durante la Battaglia di Cerignola. Sono più belle le cronache di calcio che non quelle condominiali, come questo fatto storico accaduto a Federico I che fu presto costretto alla resa e il suo regno fu diviso fra Francia ed Aragona. Tutto sta diventando ostico, difficile, criptico, quasi che il calcio sia diventato un evento per pochi. Il calcio “spezzatino” sta dilaniando il tessuto culturale nostrano: lo sta allontanando. Una partita in tv costa dieci euro. Un furto. Dicono che sia il mercato. Ma come si fa a parlare di un match raccontato da un altro e visto in una scatola? Come si fa a capire il movimento di un giocatore senza sfera o un inserimento di un centrocampista dalle retrovie, quando le telecamere sono strette spasmodicamente sul portatore di palla? No, come facciamo coi pargoli, invochiamo meno televisione e più persone. Meno telecomandi e più palloni nei cortili, più bambini cui raccontare che il gioco più bello del mondo è così perché è alla portata di tutti. E non è solo uno spettacolo vietato ai minori. E che non bisogna scegliere tra un sabato al mercato e un abbonamento tv per vedere le partite. Ma perché ho nostalgia di Carosello? Così è, se vi pare…


 

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