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Inter Sassuolo "Arte" 6 2014
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Metropolis non è solo un film

Finelli rivisita il grande cinema del secolo scorso col fumetto

Marby

Il fumetto o l'arte di mettere in scena con un segno grafico il grande cinema. Si, perché il fumetto nasce da una storia narrata che si spiega con sequenze grafiche, dette frame, simili alle inquadrature dei film. La Galleria Monopoli, presenta Pietro Finelli, artista e grafico che nelle sue opere s’ispira al cinema degli anni Quaranta, di scuola tedesca o americana, firmato dai maestri della suspense, come Fritz Lang nel film Metropolis, capolavoro e simbolo del cinema espressionista tedesco, universalmente riconosciuto come film ispiratore anche del cinema di fantascienza, proiettato per la prima volta nel 1927 a Berlino, o Robert Siodmak nel film “La scala a chiocciola”, dove un serial killer si aggira per le strade della provincia americana per uccidere poveri disabili. Questo per dire che nei dipinti di Finelli, forse possiamo vedere una scuola dallo sguardo sedotto dall’indizio, dall’azione voluta e non intrapresa, tipico del thriller. Le figure accennate nel buio della tela e la tavolozza fatta solo di bianco e nero ci conduce nel mondo inconscio delle nostre paure, dell’inaspettato dove il soggetto si espone allo spettatore solo per pochi tratti accennati di luce, e dobbiamo perderci nel buio per vedere meglio la scena. L'opera di  Finelli si ispira al linguaggio colto e di avventura del fumetto che verso la fine degli anni Venti, soppianterà il linguaggio comico per intraprendere la strada del genere “noir” e di fantascienza. Il fumetto  che è nato negli Stati Uniti nell’ultimo decennio dell’ottocento, sugli allegati domenicali dei quotidiani per catturare potenziali lettori di giornali e ripreso negli anni Sessanta da quegli artisti di ispirazione Pop come Roy Liechtenstein ed Andy Wharol, è sempre stata l’arte popolare per eccellenza, con il suo linguaggio diretto e di facile comprensione ma in questa mostra possiamo coglierne l'aspetto meno pop più elegante e insolito.

Il bianco e nero del noir americano diventa nelle intenzioni dell’artista un

mystery lighting, cioè una vera e propria immersione in un universo buio, di

angoscia che passa attraverso la forza e l’interrogazione problematica di ogni

singola immagine. Nella pittura dell’artista ritroviamo l’eterna ossessione del

nero che accomuna nella loro diversità interpretativa e storica tanti artisti –

Caravaggio, De Ribera, Rembrandt, Goya, Odilon Redon, Manet, Burri –

costretti ad arrendersi al rigore imposto dal colore dell’assenza: il non colore,

nel quale solo una grande abilità tecnica riesce a trovare sfumature

e vibrazioni.

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