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Inter Sassuolo "Editoriale" 6 2014
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Beppe Vigani               Vecchie nuove. O nuove vecchie. Quest’anno è così, rassegniamoci. Torino vince ampiamente la sfida con Milano, strappando un pari in trasferta e strapazzando in casa: 4 punti contro 1. Il Milan pareggia, laddove avrebbe potuto anche vincere, l’Inter perde male, ma avrebbe potuto farlo peggio. A oggi la Madonnina è fuori dall’Europa: i nerazzurri non vincono dal derby di Natale, mentre i cugini sembrano avere qualche battito d’ali in più, soprattutto dall’arrivo di Clarenzio, il quale sembra essere mai andato via da Milanello. Il mercato si è appena concluso e le due squadre non sembrano avere fatto affari entusiasmanti. Il Milan ha preso Honda, Remi (decisivo col Torino) ed Essien e ha ceduto Matri, mentre dall’altra parte sono arrivati D’Ambrosio e Hernanes ed è partito Belfodil. Marco Branca, a breve, dovrebbe fare le valigie e tutto sarà scaricato sulle spalle del ds Piero Ausilio. Che Dio ce la mandi buona, dicono dalle mie parti. Le sorti dei Mazzarri-boys ora sono appollaiate sulle motivazioni del Sassuolo, appena reduce dal cambio allenatore (è arrivato Malesani) e sconfitto ancora domenica scorsa. Se l’Inter non dovesse vincere, è facile immaginare un terremoto sulla panchina. In anni addietro Moratti ha cambiato allenatori per molto meno (vedi Simoni e Ranieri, ad esempio). Viene da chiedersi dove sia finita quell’Inter che finealla trasferta di Udine aveva sciorinato un gioco decoroso, con risultati eccellenti, tanto da essere lì alla pari con Juve, Roma e Napoli.  Che fine ha fatto quel giocattolo? Qualcosa è successo, non vi è dubbio, perché una dicotomia del genere è straordinaria anche tra i dilettanti. Hernanes non può essere la panacea di tutti i mali, D’Ambrosio non è Maldini: gli errori difensivi contro la Juventus sono più di tipo mentale che tecnico. I difensori sono da assolvere, i centrocampisti, invece, sembrano abbiano disimparato le coperture, a partire da Kovacic e dai laterali che sono sembrati sprovveduti allo sbaraglio. Questione di personalità e di quella cosa che si chiama “non all’altezza della bisogna”. Mazzarri con la Juventus cercava delle risposte: speriamo che siano servite a qualcosa. “Errare è umano, perseverare è diabolico”. Lo diceva un tale, che talmente era timido che non piaceva apparire. Ne conserviamo gelosamente l’identità. Per la gioia di qualcuno.


 

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