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Editoriale 24
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L’Editoriale

di Beppe Vigani

Si rincorrono con molta insistenza considerazioni, opzioni, critiche sul famigerato “Tavolo della Pace” voluto, organizzato e ottenuto il 14 dicembre da Gianni Petrucci, presidente del Coni e uno dei tanti Azzeccagarbugli dello sport dello Stivale. Non mi aggiungo alle fila di scontenti o delusi, di snob o acritici, di perplessi o speranzosi, ma ne faccio una formata da persone che non capiscono. Alla luce di quanto esplicitato dall’incontro di grandi scornati o graziati del 2006, porgo un interrogativo: è il caso di esercitare anche in politica ciò che è successo nella riunione di settimana scorsa? Ai membri (fatene l’uso che volete) del Governo perché non proponiamo una sorta di confronto con cittadini o con organizzazioni che sono stati truffati e derubati, perché non c’è una politica capace di gestire le sorti del Paese? Nel 2006 fu fatto un processo sommario, nel quale alcuni furono fucilati, altri imprigionati e taluni mai toccati e, quindi, ritenuti innocenti e danneggiati. Le carte dell’istruttoria del pm Stefano Palazzi, pochi mesi fa, fecero venire a galla alcune verità nascoste che posero una questione morale: perché chi combinò illeciti (seppur minori rispetto all’entità globale) fu premiato? Se dieci malviventi sono stati presi con le mani nel sacco, gli altri in libertà non devono essere automaticamente giudicati innocenti, magari, con l’Ambrogino d’oro. Per i reati, nessuno ha mai organizzato un confronto con colpevoli e coloro i quali non sono stati beccati, con la pretesa che uno di questi alzasse la mano e dicesse che ha combinato le stesse azioni di chi è stato giudicato colpevole. Questo panegirico per cercare di spiegare che le “ingiustizie” commesse nel 2006 non si possono più rimediare. Un danno morale e materiale fu compiuto a quei tempi e nessuno, soprattutto, a distanza di anni, si è mai sognato di chiedere scusa a molte società per l’approssimazione compita con ferocia e superficialità. Proprio come ai tempi del grande “Grande Terrore” in Francia, istaurato dal rivoluzionario Robespierre, dopo la presa della Bastiglia (14 luglio 1789), prigione e fortezza di Parigi, simbolo del potere e della tirannia del regime di Re Luigi XVI. Scusate il paragone irriverente, ma con debite proporzioni, accadde proprio questo cinque anni fa. Vietare puntare il dito contro Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio e compagnia cantante, non è questo il senso del discorso. Pollice verso, invece, contro chi permise di costruire una sorta di “Torre di Babele”, fino al crollo rovinoso. La “macchina” dell’epoca ha solo fatto una revisione, ma è la stessa di allora. Non è una questione di tifo, di campanile, ma di giustezza. I veri colpevoli non si troveranno mai, perché sono gli stessi che brandiscono in mano la spada della giustizia. Peccato che le persone non vogliono giustizia; chiedono solo verità.


 

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