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Milan Juventus "Editoriale" 10 2014
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Beppe Vigani

Il calcio segue gli umori della politica. Il mondo della politica del pallone si nasconde continuamente dietro a demagogie e paradossi per non risolvere uno sport che è sempre più paranormale. Molte partite sono falsate e le scommesse non c’entrano. Rigori che non sono assegnati, gol regolari annullati e viceversa. Nicchi e Braschi, i capi degli arbitri ci mettono del loro, commentando gli episodi bucati dai direttori di gara  con sciocchezze che farebbero arrossire anche un asino. Poi ci sono gli allenatori. C’è Mihajlovic che, invece di lamentarsi per il secondo gol irregolare del Milan, va su tutte le furie perché Maxi Lopez si è fatto espellere. C’è Mazzarri, invece, che continuamente mena il torrone sui rigori non dati, quasi a dare continuamente alibi alla squadra che contro il Cagliari ha giocato un primo tempo da orecchie lunghe e bacchettate sulle mani. Sul dorso, però, che fa più male. Non cambia la cultura degli allenatori italiani, mentre quella degli stranieri è meno borbonica e più sobria. Conti alla mano all’Inter non assegnano rigori da 25 partite (questo è un dato oggettivo), ma non basta per continuare a lamentarsi. Non basta per giocare bene, non dovrebbe bastare per essere migliori in classifica. Se così non fosse qualcosa non funziona. Non ha funzionato neppure allo Juventus Stadium. Il Torino è stato gabbato. “Ma l’arbitro non poteva vedere”, ha detto Braschi: come dire che chi porta la pistola in campo e non è visto può giocare lo stesso. Se un arbitro non vede, i suoi assistenti non vedono e gli arbitri di porta non vedono allora c’è un problema. Il malato è grave. Non c’è più tempo da perdere, il calcio ha bisogno di tecnologia. La sudditanza psicologica va spazzata via, i risultati non possono essere lo specchio di continue “sviste”, errori, distrazioni o omissioni. A Nicchi, Braschi, Blatter e Platini e a tutti quelli che pensano che il calcio va fatto in televisione, sdottorando e paventando teoremi o collusioni con intrighi di palazzo e potere, dedico l’adagio di Jean de la Bruyere: “Non viviamo abbastanza per approfittare dei nostri errori. Ne commettiamo per tutto il corso della vita e tutto ciò che possiamo fare a forza di errori è morire corretti”. Gli immortali se ne facciano una ragione. 


 

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