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Milan Parma "Arte" 12 2014
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La sensualità secondo Klimt

L’artista austriaco in una mostra a Palazzo Reale

Marby

Si apre a Palazzo Reale dal 12 marzo, la mostra sul poliedrico artista austriaco Klimt, orafo e decoratore, amante della musica e del teatro. Si era fatto conoscere giovanissimo per le sue qualità di raffinato disegnatore per la realizzazione insieme con il fratello delle decorazioni nelle terme di Karlsbad, in Austria, e successivamente per le decorazioni nell'aula magna dell'Università di Vienna che provocò molte polemiche per l'audacia delle rappresentazioni simboliche e decorative che egli amava riprodurre. Nel 1897 Klimt fu uno dei fondatori della Secessione viennese, un movimento nato in Austria ma sviluppatosi in tutta Europa che originò un modo di interpretare l'arte per quei movimenti artistici che all'inizio del XX secolo intendevano distinguersi, distaccarsi, far "secessione" appunto, da tutte quelle istituzioni o accademie che ne ingabbiavano il libero pensiero e il libero arbitrio nell'esprimersi. La diffusione delle idee “secessioniste” si deve all’ambiente economico e sociale che si andava formando in questo periodo. L’industrializzazione e l’avvento di una classe borghese sempre più interessata all’arte fa sorgere l'idea di rendere esteticamente più belli anche gli oggetti di uso quotidiano che la macchina industriale produce in serie. Il modo di intendere “secessionista” nasce proprio per contrapporsi all'idea che un oggetto divenga brutto perché seriale e per questo molti artisti e artigiani dell'epoca si impegnano per arricchire anche un semplice oggetto di uso quotidiano, con  l'uso di materiali più raffinati come il ferro battuto, il vetro, e l’oro, interpretandolo con  linee sinuose e sensuali di ispirazione naturalistica e floreale.  Il nome “Secessione” declinato negli altri paesi con altri nomi come Art Nouveau in Francia, Liberty in Italia, Jungendstil in Germania è il clima di cui si nutre Klimt, che realizzerà con questo stile e materiali diversificati e preziosi molte delle sue opere. La mostra, realizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna e curata da Alfred Weidinger, affermato studioso di Klimt e vicedirettore del Belvedere in collaborazione per l’Italia con la studiosa klimtiana Eva di Stefano, presenta per la prima volta a Milano alcuni dei più noti capolavori provenienti dai più importanti musei, tra i quali “Adamo ed Eva”, “Giuditta II”, “Girasole” e “Acqua mossa”. Nella mostra possiamo ammirare il famoso Fregio di Beethoven, costituito da sette composizioni ed eseguito su tre pareti. Realizzato da Gustav Klimt nel 1902, per tradurre simbolicamente per immagini la sinfonia di Beethoven. Si tratta della copia dell'originale eseguito durante il complesso lavoro di restauro compiuto negli anni 70-80. ''E' così perfetta - dice il curatore Alfred Weidinger, vice direttore del Museo Belvedere di Vienna - che anche io posso confondermi". Allestito ad altezza d'uomo, mentre in origine Klimt l'aveva posizionato a sei metri da terra quale decorazione di una sala per l'esposizione dedicata a Beethoven, a Palazzo Reale si possono apprezzare tutti i dettagli realizzativi, le tecniche di pittura, la finezza dell'esecuzione di quella che è considerata l'opera capitale dell'artista. “L'originale - ha spiegato Weidinger -, ha subito molte vicissitudini e attualmente  custodito nel piano interrato del Palazzo della Secessione a Vienna”. In quest’opera, Klimt ha un approccio simbolista e accede a quel mondo sognante di sentimenti e sensazioni che lo contraddistinguono.  Affascinato dal cosmo, ne mette a punto una misteriosa allegoria, con sciami di figure extra-terrene, i Geni, che sostengono quella che i critici chiamarono l''umanità dolente', raccolta intorno al “Cavaliere d'oro”, con cui Klimt, si identifica. L'armatura aurea è in rilievo tridimensionale e testimonia l'abilità di Klimt a lavorare materiali come l'oro e le pietre preziose, un mestiere, quello di orafo che ereditа del padre. La parete centrale del Fregio rappresenta invece il regno delle Forze ostili, le Gorgoni nude e decorate di monili, mentre al fianco prende vita il mondo onirico che vive nella notte, con lo scimmione dagli occhi di madreperla e il serpente primordiale. La parete successiva raffigura infine le Arti, la Poesia e la Musica, anch'esse immerse in un tripudio di ori e gemme, che portano a logico compimento la visione klimtiana che si completa nel potente abbraccio avvolgente e sensuale tra un uomo e una donna, simbolo dell'amore, che tutto placa. Nelle intenzioni di Klimt, il Fregio non era nato per durare. Doveva restare esposto per soli tre mesi e poi essere distrutto, ma il collezionista Carl Reinighaus lo acquistò. L'opera fu quindi divisa in sette parti e in seguito venduta all'industriale August Lederer, uno dei sostenitori più importanti di Klimt e proprietario di quella che fu probabilmente la raccolta più vasta dei suoi quadri in mani private a quel tempo. Confiscato nel 1938 dal governo nazista, il Fregio di Beethoven fu restituito alla famiglia di collezionisti solo dopo la fine della seconda guerra mondiale e quindi acquisito negli anni '70 dalla Repubblica d'Austria, che avviò un lungo e complesso intervento di restauro.

Info:

Palazzo Reale dal 12 marzo al 13 luglio.

Il costo d'ingresso, 11 Euro.

 

Orari d'apertura:

lunedì 14.30-19.30;

da martedì a domenica 9.30-19.30;

sabato e giovedì 9.30-22.30.


 

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