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Milan Parma "Giù al Nord" di Fiore Marro
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Pane e pallone

Fiore Marro

Il calcio visto dalla latitudine Sud è molto diverso dal calcio dei milioni, dei fuoriclasse, dei Paperoni del Nord e dalla ricca Europa. Ci siamo comunque anche noi stropicciato gli occhi per tocchi di classe, gol e interventi difensivi forti fatti da atleti poco reclamizzati e misconosciuti al grande pubblico, ma che saranno comunque per sempre idoli per i bambini del loro tempo. Provo a raccontare in questo breve lasso di tempo, di un calcio di provincia, certo di quella provincia del Sud italico, dove tanti riferiscono come fece Carlo Levi che “Cristo si è fermato ad Eboli” dove però il pallone non si è fermato, anzi. La sfera e le sue gioie pedatorie si sono spinte fino agli ultimi bordi di terra del meridione, in questi lembi di campi di gioco talvolta sfaldati, storie di terreni senza erbetta, di porte irregolari, dove però si è potuto godere delle “rabona” di Giovanni Roccotelli mentre indossava le casacche delle Casertana o dell’ Avellino.  Di un calcio che ha visto i gol e gli assist di Massimo De Stefanis in rosanero e quelli di Antonio De Vitis con la maglia el Taranto. Un giorno vi parlerò delle rovesciate di Ruggiero Corvasce del Benevento. Questa è una storia minima, di quelle che ricordano quando si è gioito per una promozione dalla C alla B piuttosto che come capita altrove di una coppa dei campioni, ma l’ebrezza della vittoria, la gioia dopo il fischio finale dell’arbitro rimane la stessa. Potrei parlare per mesi del Foggia di Cosimo Nocera, super bomber napoletano che arrivò alle soglie della nazionale, segnando persino un gol al Galles. Sì, il Foggia di Nocera e di Oronzo Pugliese, ancora prima quindi del Foggia di mister Lauro Tonetto e di calciatori come Rino Valente e Silvano Villa, ancor prima quindi del Foggia di Zdenek Zeman e dei suoi campioni, dei Ciccio Baiano, Giuseppe Signori al compianto Franco Mancini fino a Roberto Rambaudi e agli  altri. Chi non ha goduto in Calabria del Catanzaro di Gianni Di Marzio o dei ragazzi terribili di Bruno Pace? Un Catanzaro che arrivò al 7° posto, miracolo assoluto certo ma fatto con calciatori eccezionali. Il Catanzaro di Nino Musella, Massimo Mauro, Antonio Sabato, Edy Bivi . Il Catanzaro tornò in Serie A nella stagione 1974-75 con Gianni Di Marzio, dopo la prima esperienza del 1971-72 la squadra di Alberto Spelta, Fausto Silipo  e Angelo Mammì, la sua, quella del tecnico napoletano esaltò le qualità di calciatori tipo Massimo Palanca il bomber tascabile che calpestò anche l’erba del San Paolo di Napoli non con uguale fortuna però. Di Marzio ripeté il miracolo promozione in A anche in Sicilia con il Catania del vulcanico Angelo Massimino che annoverava tra i calciatori che ebbero la gioia di vincere anche a Catanzaro con lui come Claudio Ranieri attuale tecnico del Monaco . Un Catania che pure nella stagione 1970-71 giocò nella massima serie sciorinando buon football sotto la conduzione di Egizio Rubino e annoverava tra gli altri quel Romano Fogli che fece parte del Bologna che il mondo tremare fa. Anche il Palermo prima di Maurizio Zamparini e dei tanti campioni da lui ingaggiati (basti considerare  Edinson Cavani e Fabrizio Miccoli) che ha conosciuto la massima serie, sotto la presidenza del grande Renzo Barbera che valorizzò tanti ragazzi siciliani, Gaetano Troja, Ignazio Arcoleo, ad Angelo Bellavia, senza dimenticare di citare Edy Reja il grande mister tanto amato dai napoletani. In Puglia dopo il fenomeno Brindisi di Luis Vinicio di cui ho già parlato in un altro articolo e del super Foggia di mastro Zeman , non si possono non citare il Bari e il Lecce di Eugenio Fascetti , che svezzò dal settore giovanile una miriade di calciatori che hanno poi scritto la storia del calcio nostrano: Antonio Cassano barese e l’attuale allenatore della Juventus Antonio Conte leccese, su tutti, ma non solo loro. Da quelle parti  stazionarono e diedero bella mostra di se stessi Pietro Maiellaro e Francesco Moriero. In Sicilia ci fu il professore Francesco Scoglio con la sua “zona sporca” e con i talentuosi ragazzi di scuola zemaniana, si ancora lui, i vari Salvatore Totò Schillaci, Giacomo Modica, Bruno Catalano. Anche il Pescara ha avuto dei trascorsi prima della fantastica compagine che Zeman ha riportato in A , conoscendo la massima serie nel 1977 con mister Gustavo Giagnoni un altro trainer abituato ai miracoli. Certo il calcio champagne di Giovanni Galeone espresso con la squadra adriatica qualche anno dopo fa ancora notizia come i nomi che si batterono con la divisa biancoceleste in quei giorni, mai dimenticati Leo Junior, Tita ed Edmar dal sapore carioca e Blaz Sliskovic , indimenticabile funambolo bosniaco. La Cavese di Corrado Viciani con il suo” gioco corto”,l’Avellino di Tony Giammarinaro; la Salernitana di Marco Di Vaio; il Sorrento di Giuseppe Bruscolotti, il Campania del patron Morra Greco e di Orazio Sorbello. Un calcio povero di danaro ma ricco di talenti, di idee nuove e di tanta passione, di tanto, smisurato amore per una maglia. In tutto questo peregrinare a Sud, una nota personale la dedico a mastro Zeman, ovunque è andato a suscitato divisioni tipo Guelfi e Ghibellini, a lui devo però la mia voglia di allenare, sarò uno delle tante migliaia di piccoli tecnici sparsi per lo stivale. Ero un ragazzo anche io quando a Caserta arrivò il suo Licata, una perfetta macchina da gioco, uno spettacolo bellissimo, ripartenze rapide, mai avrei immaginato che una squadra di pallone potesse fare i movimenti che vidi quel giorno, spettacolare; Zdenek Zeman è a mio sommesso avviso il più grande insegnante di calcio ed il migliore maestro che un calciatore ha avuto la fortuna di ritrovarsi come allenatore.


 

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