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Inter Atalanta 13 2014 "palla all'On"
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Lara Comi      intervista Deborah Bergamini, deputata

“Meno stranieri e più investimenti nei vivai, la Spagna insegna come tornare grandi”

Beccalossi il mio mito

Teniamoci San Siro, uno stadio che dà i brividi

 Da quando è diventata tifosa nerazzurra?

“Da neonata. Sono nata in una famiglia tutta interista: nonni, padre, zii, cugini. Unica eccezione mia madre, juventina. Che però quando avevo nove anni mi sferruzzò una magnifica sciarpa nerazzurra, lunghissima, per andare allo stadio. La conservo ancora”.

Chi è il suo mito come calciatore?

“Sicuramente Evaristo Beccalossi, grandissimo fantasista e pieno di carattere. Ma ho un ricordo bello che associo a Riccardo Ferri, ho ancora la sua maglia numero 14 che mi regalò quando ero ragazzina durante un'invasione di campo al termine di una partita del torneo di Viareggio”.

Come giudica i risultati ottenuti finora dalla squadra allenata da Mazzarri?

“Questa stagione non sta andando bene per noi, le aspettative erano ben più alte. Vediamo se questi ultimi segnali di ripresa si consolideranno nelle prossime settimane”.

 Le piace il nuovo corso a trazione indonesiana?

“Per ora ho sentito molti annunci, molte promesse. Spero che presto arriveranno finalmente anche risultati all'altezza della tradizione della mia grande Inter”.

Nel 2016 la finale di Champions si disputerà a Milano. C’è tempo per arrivare bene a quell’appuntamento?

“Due anni sono un mucchio di tempo, spero che saranno sufficienti alla nuova proprietà per rafforzare l'assetto della squadra e consentirci di presentarci a pieno titolo fra i favoriti”.

Spagna e Italia sono economicamente nella stessa situazione. Come si spiega che vi siano tre club iberici che ancora competono per la Champions a fronte di nessuna squadra del nostro Paese?

“Credo che una spiegazione vada trovata nel fatto che mentre nel calcio spagnolo si continua ad alimentare fortemente i vivai, e vi si investe pesantemente mantenendo una vera e propria scuola iberica che selezioni e faccia crescere i talenti, da noi si tende a privilegiare l'acquisto di giocatori stranieri, sempre più spesso secondo criteri di risparmio che però nel lungo periodo si rivelano sbagliati”. 

Il direttore sportivo Ausilio ha detto che Mazzarri assomiglia a Mourinho. È d’accordo?

È un paragone improprio, a mio parere. Mazzarri è certamente uno degli allenatori più promettenti del panorama italiano, ma ha ancora tutto da dimostrare. Mourinho ha vinto e stravinto tutto quello che c'era da vincere. Ad ora è inarrivabile”. 

Il Milan ha formalizzato l’interesse per uno stadio di proprietà in zona Expo. L’Inter invece non ha fatto passi in questa direzione. Meglio rimanere a San Siro?

“San Siro è un mito per chi tifa Inter. Uno stadio che dà i brividi, una bandiera dell'Italia sportiva in tutto il mondo. Va valorizzato, bisogna investirci per renderlo ancora di più un polo d'attrazione internazionale”. 

 I “cugini” sono in crisi. Che ne dice dell’ipotesi suggerita da alcuni addetti ai lavori di una fusione Inter-Milan, una sorta di ritorno alle origini per tornare grandi? Fantascienza?

“In tutti i settori si sta assistendo a processi di accorpamento e di fusione che consentano di sopravvivere in un mercato sempre più globale. Spero che non debba accadere anche per il calcio. Il tifo per una squadra è una specie di patria. Se ne può avere una sola. Un interista non potrà mai trasformarsi in milanista, neanche per ‘tornare grandi’”.


 

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