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“Conti in ordine e prodotto di qualità per rilanciare lo sport italiano”

Il grande Dan ha la ricetta per salvare il passatempo preferito nel Belpaese

Luca De Franco

Dan Peterson è un personaggio che non ha bisogno di presentazioni. E’ un mito per gli appassionati di basket, di wrestling ed è conosciuto anche dagli italiani che non seguono lo sport. Infatti, quando nel gennaio 2011 venne richiamato alla guida dell’Olimpia Milano la notizia venne diffusa anche dai quotidiani generalisti e dai telegiornali (che non si occupavano di basket da moltissimi anni). Con Stadio5 Peterson ha voluto parlare di come rilanciare lo sport in Italia.

Coach ha visto che il presidente del Napoli De Laurentiis ha fatto esibire le cheerleaders prima delle partite come fanno le squadre della NBA e della NFl. Crede che altre squadre di calcio lo imiteranno?
“Il punto non è avere le cheerleaders, ma offrire uno spettacolo di qualità. Se le cheerleaders sono brave, il pubblico si entusiasma. Non si può bluffare con gli spettatori paganti. Il CSKA Mosca ha ingaggiato delle cheerleaders bravissime, che producono coreografie spettacolari e gli spettatori le adorano. Il CSKA ha messo in bilancio una cifra importante per lo spettacolo delle cheerleaders, ha fatto un investimento ottenendo un ritorno. Bisogna avere quella mentalità per attrarre più gente allo stadio”.

Al Madison Square Garden di New York, durante le partite dei Knicks, il tifo è diretto dal maxischermo: appaiono filmati con i giocatori che urlano “make some noise = facciamo rumore” e gli spettatori iniziano ad urlare “yeahhh”. Quando la squadra è in difficoltà, sul maxischermo appare la parola “defense = difesa” e gli spettatori cantano “defense”. Crede che questo potrebbe funzionare in Italia?
“Spero di no. Non sono un fan di queste cose. Come non capisco quei tifosi che cantano slogan per tutta la partita. Secondo me, il tifo deve essere spontaneo. Guarda la partita e reagisci a quello che succede in campo. Se hai motivo per gioire, gioisci. In Inghilterra è così”.

In Italia, ogni domenica 3.000/4.000 spettatori riempiono i palasport per seguire il basket. A Milano, Bologna e Roma si arriva anche ad 8.000 spettatori. Secondo lei, quanto può crescere il movimento?
“Prima di pensare a quanto possa crescere, pensiamo a far quadrare i conti. Ci sono squadre che non pagano gli stipendi da mesi e che potrebbero addirittura non finire il campionato. Queste cose non devono succedere. L’unica soluzione è dotarsi di regole dettate dal buon senso. Faccio un esempio: se la squadra incassa due milioni di euro non può spendere più di due milioni di euro. Anche negli Stati Uniti abbiamo avuto questo problema. Ricordo che nei primi anni Ottanta si parlava di chiudere l’NBA perché troppe squadre erano in rosso. Nel 1984 è stato nominato commissioner dell’NBA David Stern, che ha introdotto delle buone regole, e oggi tutte le squadre producono profitti. Le squadre NBA pensano anche a produrre uno spettacolo che sia attraente per le reti televisive e di conseguenza lo vendono a caro prezzo. Inoltre hanno un grande merchandising che porta ulteriori incassi. La vendita dei biglietti è solo una delle tante entrate. In definitiva, in Italia bisognerebbe fare un campionato solo con le squadre finanziariamente solide, che fanno il tutto esaurito al palasport, che sono attraenti per le reti televisive. Fatto questo, si troveranno nuovi sistemi per rendere ancora più popolare il basket”. 


 

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