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Milan Catania 17 2014 "Taca la bala"
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TACA LA BALA

Aldo Colombo

Vola sempre più in alto il Milan di Clarence, e chi l’avrebbe mai detto? Rosicano i cugini che sentono il fiato dei rossoneri, non diciamo sul collo, ma insomma, dietro la schiena. Col derby ancora da giocare 5 punti non sono poi così tanti e il match col derelitto Catania sembra fatto apposta per far quadrare ancora di più i conti. Vietato esaltarsi però, perché anche nel Monday night col Genoa il Milan non ha entusiasmato, facendo però intuire di essere tornato ad essere una squadra. E, di questi tempi, non è una cosa da poco. Quindi, in due parole, critiche al gioco ancora sì, perché la strada sembra lunga da percorrere, ma critiche al carattere e alla compattezza, quelle no, quell’argomento sembra bypassato. Forse, la medicina giusta sono state proprio le vittorie, alla faccia di chi dice che non contano nulla o magari solo i canonici tre punti. No, valgono molto di più perché esaltano il gruppo e l’autostima, senza bisogno di cervellotici psicologi o motiva tori che fanno anche parte dello staff rossonero. Seedorf chiacchiera e comunica tanto, sarebbe forse andato meglio nel basket che nel calcio… comunque, è un dato di fatto, lo spogliatoio è compatto insieme a lui, i giocatori lo proteggono, se uno come Honda lo va ad abbracciare calorosamente dopo il gol vuol dire che in questo Clarence ci ha saputo fare. Honda, appunto, sballottato un po’ di qua e un po’ di là proprio dall’allenatore, ma decisivo a Marassi e meno svagato del solito. Avrebbe potuto mandare a quel paese l’allenatore dopo l’impresa e invece va ad abbracciarlo, sono cose che sembrano secondarie e invece no, fanno la differenza. Poi, naturalmente, ogni cosa non è al suo posto, a cominciare da Balotelli, grosso punto interrogativo pur se febbricitante a Marassi: la vulgata recita che con una punta centrale davvero centrale old style tipo Pazzini, il Milan gioca meglio e gli altri si sentono più equilibrati anche se, col Genoa, il Pazzo ha steccato. Balotelli, lo si ripete allo sfinimento, è una punta anomale nella sua irriverente classe. Ma puoi lasciarlo in panca se sta bene? No, e direi giustamente. E allora? Ecco, nella sua infinita sapienza, Clarence deve maneggiare con cura questo qrgomento e qualche risposta si potrebbe avere già con uno sparring partner  timido quale il Catania che ha salutato Maran ( ma l’anno scorso non era un eroe?) lasciando spazio a Maurizio Pellegrino che aveva guidato gli etnei già a cavallo dei primi anni del Duemila. Ha perso il bandolo della matassa Maran, ma soprattutto la squadra è sembrata in balia degli avvenimenti, con la luce spenta anche quando era in vantaggio col Toro. Sarà un assedio, ma l’importante sarà farlo con intelligenza: e che arrivino i gol, finalmente, non a livello di vendemmia ma quasi. E soprattutto che non si prenda esempio dalle ultime prestazioni casalinghe degli amati cugini…


 

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