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Sport e Cultura 12 2012
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“Io, Ibra”

Da mesi nella classifica dei più venduti in Italia, il libro di Zlatan Ibrahimovic spopola su ogni scaffale e diventa un best seller da esportazione

di Riccardo Sada

  Non ci fosse stato David Lagercrantz, a dare una mano a Zlatan Ibrahimovic, oggi non staremmo qui a parlare di fenomeni che migrano dai campi di calcio alle librerie italiane. Ma dietro a un grande calciatore, c’è sempre una figura pronta a evidenziarne saggiamente le doti. L’autobiografia più attesa del mondo del pallone così si trova da più di un paio di mesi non solo nelle classifiche di gradimento letterarie bensì anche in quelle di vendita. Perché Ibra è una star tutta da scoprire. Un attore del calcio in cui si vuole indagare. Dall’infanzia “gitana” in una periferia svedese, che sembra uscita da un film di Kusturica, sino agli spogliatoi dei club più prestigiosi d’Europa, questo è il racconto senza censure della principale star del campionato italiano (e non solo), scritta con un importante autore svedese, e tradotta in italiano da Carmen Giorgetti Cima, la traduttrice di Stieg Larsson e della trilogia di “Millennium”. Hanno scomodato il top, per Ibra.

“Puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma mai il ghetto dal ragazzo”: così recita lo striscione appeso sul tunnel che Zlatan, da piccolo, percorreva con il cuore in gola per tornare a casa. Ed è vero. Perché è da Rosengard, quartiere dormitorio all’estrema periferia di Malmö, che Zlatan è partito per costruire la sua leggenda, da un paio di scarpette comprate per cinquantanove corone in un supermercato. Ovunque sia andato si è portato dentro il desiderio di una rivincita su chi lo guardava male perché non si metteva in fila con gli altri, sui genitori dei compagni che facevano raccolte di firme per cacciarlo dalle squadre, sugli allenatori sempre pronti a criticarlo. Quella voglia di essere più forte di tutti lo ha portato dal Malmö all’Ajax, per raccogliere l’eredità di un gigante come Van Basten; quindi alla Juventus, dove Capello lo riplasma tirandogli “fuori l’Ajax dal corpo a legnate”; poi all’Inter, dove Ibra convince Moratti che il primo problema è la divisione in clan nello spogliatoio e porta tre scudetti consecutivi. A Barcellona resta un anno, giusto il tempo di urlare in faccia a Guardiola un “tu non hai le palle!” dopo l’ennesima esclusione, prima di rientrare in Italia, al Milan, con un nuovo colpo di teatro. La storia di Zlatan continua, e, come dice lui stesso, “è tutta una fiaba, un viaggio dal ghetto verso un sogno”.


 

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