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L'Editoriale 14 2012
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L’Editoriale

di Beppe Vigani

  Milano è divisa da due momenti passionali diversi. Da una parte gongola per le avventure di un Milan straripante, che sta cominciando a prendere un ritmo travolgente (quattro gol a Palermo è un sintomo significativo), dall’altra è mortificata per l’Inter, squadra annichilita da un periodo di passione, esacerbata da un gioco negletto e di conseguenza figlia di una stagione da dimenticare. Mani nei capelli per chi vede il calcio milanese all’avanguardia in Italia e in Europa. Un ossimoro, se si parla dell’Inter, una dolce novella se si vede il Milan. Due società a confronto, due modi diversi di gestire comunicazione, due realtà completamente diverse. Non vogliamo giocare a nascondino, ma i conti si devono fare con attenzione. Perché il Milan va bene e l’Inter va male? Perché i senatori rossoneri, neppure tanto bolsi, riescono a essere rimpiazzati da giocatori adatti alla bisogna, mentre quelli nerazzurri sembrano merce scaduta? Qualcuno osserva che il pesce puzza dalla testa, ma le competenze a chi vanno? Quali sono i dettami di una società che nel 2010 ha vinto tutto e ora è in ginocchio a maciullarsi di ricordi? Perché Alvarez, Castaignos, Jonathan, Palumbo, Zarate (Forlan è un discorso a parte)? All’appello manca Guarin, andiamo con cautela. Tutti chiedono chiarezza. Il celeberrimo scrittore tedesco Wolfgang Goethe sosteneva che “La chiarezza richiede la conoscenza, la conoscenza aumenta la tolleranza, la tolleranza è l’unica mediatrice di una pace per tutte le forze e in tutte le situazioni”. La conoscenza. Dubbi sostanzialmente legittimi. Sulla conoscenza il drammaturgo tedesco recitava anche che “Ciò che non si comprende non lo si possiede”, mentre François de La Rochefoucauld era più indulgente: “Per conoscere bene le cose, bisogna conoscerne i particolari: e siccome questi sono quasi infiniti, le nostre conoscenze sono sempre superficiali e imperfette”. Insomma, alla fine è facile disquisire su qualsiasi cosa, senza poi riuscire a venirne fuori con un mazzo di fiori. Chiudiamo con la competenza, che alla fine è quello che chiediamo a un’azione di per sé legittima o, comunque, giustificata per chi riesce ad azzeccarla. Manca la fortuna. Quando le cose vanno male, grandina e le poche certezze svaniscono. La scrittice britannica Rosamond Lehmann era convinta cheLa fortuna è la massima delle virtù”. E allora va davvero tutto storto...


 

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