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Teatro "Splash" 14 2012
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Quando i bambini fanno Splash!

di Alessia Scurati

  “Splash! Un bagno di colore” è uno spettacolo per bambini ormai da anni in cartellone al teatro Litta di Milano, tra gli spettacoli in lingua italiana e inglese dedicati alle famiglie e alle scuole. Quest’anno le repliche si sono concluse la scorsa settimana, ma abbiamo voluto ugualmente intervistare in esclusiva le due attrici protagoniste di questo show, Bianca Ara e Annalisa Brianzi.

Domanda di rito: di cosa parla il vostro spettacolo e quale messaggio volete dare attraverso “Splash!”?

Bianca Ara:«Questo è uno spettacolo che ormai abbiamo portato in scena diverse volte, sia nella versione italiana che in quella inglese. La storia è quella di due sorelline, Titti e Lella, che si perdono nella soffitta di zio Tobia, un luogo incantato pieno di oggetti misteriosi e aggeggi magici. Da lì prende il via una storia tutta basata sulla potenza dell’immaginazione, del colore e del gioco, perché, in fondo, lo scopo di questo spettacolo è proprio quello di insegnare ai bambini a giocare attraverso il teatro. In inglese playing vuol dire proprio questo, giocare e recitare».

  Perché fare uno spettacolo per bambini?

Annalisa Brianzi: «Da una parte penso di fare teatro per bambini anche per svolgere una funzione educativa attraverso il teatro. Quando portiamo lo spettacolo nei paesini, notiamo che spesso molti bambini sono totalmente alieni all’idea di teatro, e spesso non sono mai stati a vedere uno spettacolo. Poi, certo, la verità è che anche noi ci divertiamo tantissimo con questo spettacolo e quindi continuiamo a riproporlo!».

Voi recitate anche in spettacoli per adulti. Ci sono differenze tra un pubblico di adulti e uno di bambini?

B. A.: «I bambini sono più spontanei e immediati nelle loro reazioni. Se a un adulto non piace quello che sta vedendo, magari fa finta di niente, ride alle battute anche se non ne ha voglia. Il bambino, invece, no. Per questo ci fanno davvero molto piacere tutti gli applausi che abbiamo ricevuto in scena in questi giorni».

Notate una differenza tra un pubblico di bambini milanesi e gli altri?

A. B.: «Sì, c’è una differenza e si nota. I bambini che crescono nelle grandi città sono più disincantati e sgamati rispetto ai loro coetanei che vivono fuori. Devono crescere più in fretta in un ambiente più “pericoloso”. Se non sei più che bravo a raccontar loro le storie ti guardano con l’aria di dire “guarda che lo so che stai dicendo una panzana”».

   Quali sono i vostri progetti futuri?

B. A.: «Io sarò alla Sala Umberto di Roma per riprendere uno spettacolo per bimbi che faccio da tempo con le bolle di sapone. Poi mi dedicherò alla messa in scena di Seven Jewish Childen, un’opera teatrale di Caryl Churchill che si rifà alle vicende degli ultimi anni nella Striscia di Gaza».

A. B.: «Io, invece, sarò di nuovo al Teatro Litta il 14 di marzo con Man or Animal, uno spettacolo in lingua inglese tratto da “La fattoria degli animali” di Orwell. Questa volta sarà uno spettacolo per ragazzi un po’ più grandi, però».

Arrivederci e a presto, dunque, a entrambe sia a teatro che sulle pagine di Satdio5.


 

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