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iosonopompilio 15 2012
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Iosonopompilio

Il cuore è uno “Zingaro” e poi al Real…

La stagione si avvia verso le fasi decisive, ma alcune situazioni non sono ben chiare

di Cesare Pompilio

  Il Milan ormai segue le proprie direttrici come se ballasse sulle acque, lo scudetto ormai è cosa fatta. Il numero tricolore è il numero 19, in attesa del numero 20 quindi la seconda stella come la Juve. Si avvera il sogno dell’Avvocato: prima la terza stella alla Juve o prima la seconda stella a Milan e Inter. Galliani vuole portare la seconda stella al Cav. Il calcio è ammalato? Chi se ne frega. Arresti in vista? Chi se ne frega. L’importante che Luciano Moggi sia radiato dal mondo del calcio. Alla larga don Luciano, pussa via tu e la tua competenza. Hai preso Zidane mentre a tutti comunicavi di seguire Dugarry, il Cav. si è arrabbiato con il suo fido Galliani, ecco dunque Calciopoli. A Bologna, uno striscione che offende Gianluca Pessotto passa inosservato, come se nulla fosse. Ninozzo Conte sconta una giornata di squalifica perché alza la voce? A chi? A uno della terna, che scandalo! Allora dove andremo a incominciare? Come andremo a incominciare? C’è un balletto di direttori tecnici: i rumors dicono: Alessio Secco al Parma, Leonardi dal Parma al Siena… E alla Juve? Forse Pavel Nedved diventa direttore generale dei bianconeri: era ora. Pavel ne capisce di calcio, tranne quando ha portato suo figlioccio Grygera in maglia bianconera: si sa al cuore non si comanda. Dunque, la Juve si muove? La società si rinnova, Andrea Agnelli continua nella sua marcia inarrestabile a dare alto profilo a una società che è stata distrutta dalla furia cieca d’interisti incarogniti per troppo molto tempo fuori dai giochi leggiadri, ma sempre dentro nella divisione della torta dei diritti televisivi. Andrea fa benissimo ad andare fino in fondo in tutte le sedi, Andrea fa benissimo a imporre rispetto a tutti coloro i quali vivono di Juve, che s’inventano juventini per il retro bocca. Oggi le cose stanno ritornando nei binari della normalità: l’Inter ritorna precalciopoli, la Juve squadra operaia, il Milan squadra capo cantiere. Della Juve operaia ne parliamo da qualche settimana: la stanchezza si fa sentire nei muscoli dei giocatori, Pirlo attuale è il fratello “scemo” del Pirlo di qualche mese fa, idem con patate per Marchisio. Dov’è il Marchisio che ha fatto tremare l’Inter? La Juve di dicembre e gennaio oggi sembra un pallido ricordo. La Juve d’inizio anno avrebbe dovuto mettere fieno in cascina, accumulare punti, oggi Massimiliano Allegri, allenatore rossonero, avrebbe le proprie gatte da pelare. Invece, se la ride nonostante abbia preso tre gol a Londra. Se la ride? Beato lui. Pato, tempo fa, faceva notare che Ancelotti gli parlava a lungo, Allegri non lo Ka…, ora è il turno di Ibra. Galliani si dice contento quando vede Ibra incavolato, “vuol dire che vuole vincere”. Non capisco se è una risposta all’ottimo Stefano Donati di Telelombardia all’uscita dell’ultima riunione in Lega Calcio, oppure è una domanda che Galliani fa a Stefano. Se fossi al posto dell’amministratore delegato chiamerei Beniamino Raiola, agente di Ibra, e ridiscuterei il contratto. Non esiste che il Milan a Londra sembrava una scolaresca in gita premio, non esiste che in trasferta per superare il turno si parli dell’assegnazione del prossimo pallone d’oro con i Campionati Europei che incombono quasi alle porte. Allegri dovrebbe conoscere i meccanismi che servono per l’assegnazione del “Pallone d’oro”, dunque zitti e mosca, lo scudetto è rossonero, ma la Champions? Per vincerla ci vuole una grande squadra, un tecnico che non sia un autista bensì un pilota, una società all’altezza. La squadra attuale del Milan è da scudetto, per la coppa ci vuole Messi. Il Milan non ha Messi, però, ha un’organizzazione societaria che potrebbe vincere la Coppa Rimet. La squadra rossonera, Ibra in primis, ha detto parole pesanti circa la sconfitta ad essa arrivata dai ragazzi di Wenger, i quali pure avrebbero meritato il quarto gol. Come si vede che non è tutto oro quello che luccica. Non è tutto oro. Ibra vuole le cose (Pallone d’oro e Champions) senza sbandierarle prima. Ora in giro si dice che il Milan lotta su tre fronti. Dai fronti medesimi si esce da uno alla volta. Andiamo per ordine: mercoledì prossimo esce dalla coppa Italia ad opera della Juve. Lo scudetto passa per Lecce. Tutti in piedi: Serse Cosmi, ha galvanizzato i salentini, perciò potrebbe fare il colpaccio, ma sono solo sogni, come dicevano i nostri padri; sognare non costa nulla. Piuttosto: il cuore ha smesso di sanguinare? Milan e Juve hanno fatto la pace? Cosa sarà successo mai? Tanti fatti che sfuggono ai più. Occorrerebbero le pagine gialle per elencarle tutte. Certo si tratta di fatti che passano sopra la testa dei due tecnici. Ninozzo Conte sta in silenzio, impari pure Allegri a tacere, la più bella parola fu quella mai detta. Impari don Peppino Marotta a tacere e fare fatti: ridia Borriello alla Roma, un favore o una scelta. Speriamo sia la prima, altrimenti Andrea Agnelli o John Elkann farebbero un grandissimo errore a ridare conferma mentre Pierpaolo Marino “vive a Bergamo” e fa grande l’Atalanta. Se il cuore di Galliani sanguina, la carne dei tifosi Juventini grida vendetta e vuole giustizia. Le ferite guariscono, le cicatrici restano. Chi osa mettere in discussione questo detto brucia millenni di saggezza calcistica, chi non vuole prendere atto dell’acido lattico e delle sue conseguenze misconosce la letteratura intorno al calcio, pazienza c’è ne facciamo una ragione? Perdinci, a un patto: che si lasci in pace il lavoro che Andrea Agnelli sta compiendo con forza e sagacia alla faccia dei cerchiobottisti magari con i cromosomi limitati nella direzione di un pegno: una mangiata per favore. Poveri sporcaccioni. Bacio le mani.


 

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