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Editoriale 15 2012
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L’Editoriale

di Beppe Vigani

Le prime righe di questo giornale le voglio dedicare a una situazione da terzo mondo, ma che riguarda Milano, le cui istituzioni politiche, sanitarie, mediche si sono rese protagoniste di una faccenda molto discutibile. È la storia di Virginia, una bambina nata prematura alla 25esima settimana, con lesioni cerebrali permanenti, che le ha provocato cecità e mancata deambulazione. L’approccio alla vita di questa sfortunata creatura, che ora ha circa venti mesi, è a dir poco da tregenda. I pediatri di base la rifiutano perché “troppo impegnativa”, ottenere l’invalidità dall’INPS è un’impresa ardua nonostante sia certificata da 400 pagine di cartella clinica e ben quattro commissioni ASL. Le Poste Italiane per accreditarle la pensione d’invalidità pretendono addirittura che la bambina venga dichiarata da un giudice “incapace d’intendere e di volere” in quanto, a 19 mesi, non è in grado di firmare la distinta per i prelievi. Nonostante la richiesta per avere un posto auto per invalidi sia stata regolarmente depositata al Comune di Milano, Virginia non potrà avere ciò che le spetta perché nel frattempo è stata costruita la pista ciclabile. Virginia, se proprio vuole, dovrà scegliere un posto per invalidi in un’altra via. Il posto per invalidi davanti al civico della sua abitazione serve a evitare spostamenti che a volte sono molto difficili, per un bimbo piccolo vuole dire non prendere freddo, pioggia, vento. Ho voluto omaggiare i lettori di Stadio 5 di questa storia che sotterra qualsiasi velleità di civiltà di Milano nella classe politica, assistenziale e umanitaria. Una vergogna che macchia in modo indelebile la macchina burocratica milanese, incapace di difendere i deboli e i più bisognosi. Al sindaco depongo la mia milanesità vergognandomi da cittadino onesto e lavoratore di quello che questa città è capace di fare alle persone con un futuro incerto con l’unica colpa di essere stato maltrattato da madre natura.

Detto questo, con tristezza e fatica mi accingo a scrivere anche di calcio, un argomento quasi blasfemo al cospetto di tanta severità. La Champions League vuole abbracciare anche Inter e Napoli. Un’impresa, dopo il mezzo harakiri del Milan, che dopo 45’ aveva un piede fuori dall’Europa. Solo la poca benzina di Van Persie e compagni l’ha salvato da una flagellazione gratuita. Ora tocca a Claudio Ranieri e Walter Mazzarri. Il primo per salvare la panchina deve assolutamente strappare il biglietto dei quarti: in caso contrario il responso sarebbe di una gravità epocale. Per quanto riguarda la squadra partenopea la stagione è da incorniciare: dovesse centrare il terzo posto sarebbe trionfale. Tornando al club di Corso Vittorio Emanuele non è azzardato sostenere che nel mese di marzo essere fuori da tutti i giochi (zona Champions compresa), sarebbe da bancarotta e, di conseguenza, rifondazione a cominciare dal giorno dopo. Quel genio di Gustave Flaubert aveva il seguente pensiero: “Non c'è nulla di così umiliante come vedere gli sciocchi riuscire nelle imprese in cui noi siamo falliti”. Un po’ come rovesciare la presunzione a scapito di coloro i quali pensano di essere onnipotenti. Gabriele Oriali, indiscusso campione del mondo del 1982, in una recente intervista ha definito la situazione del club nerazzurro in “totale confusione”; come dire che nel deserto è facile rimanere soli. Non c’è tempo di medicare le ferite, contro il Marsiglia conta solo vincere e, soprattutto, qualificarsi. Giocando male, magari peggio, ma l’importante è passare. Come una collezione di Swarovski, molti allenatori sono messi in fila indiana per gufare Ranieri, che ha la ventura di guidare una squadra alla deriva, che ha solo in orgoglio e dignità le vere armi con cui combattere. Non si avanza altro, copertine e onori sono stati cestinati qualche mese fa. Non è difficile battere le Fenici guidate da Deschamps, ma oggi segnare e vincere per i colori nerazzurri sta assumendo sempre di più i contorni di un’impresa. Qualche amico del generale La Palisse amava recitare che “vincere aiuta a vincere”. Mai è troppo tardi per ricominciare.


 

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